La Grande Recessione, atto primo.


Anche se le cause risalgono a parecchi anni prima, la Grande Recessione ha inizio in modo eclatante con il fallimento della Lehman Brothers, una delle più grandi banche d’affari di New York, la quarta dopo Goldman Sachs, Morgan Stanley e Merrill Lynch,  avvenuto esattamente alle h 01:45 della notte di  lunedì 15 settembre 2008.

Ma prima di procedere nella descrizione dei fatti più importanti della Grande Recessione, a partire dal fallimento della Lehman Brothers fino ai giorni nostri, desidero descrivere brevemente il significato importante di crisi finanziaria e delle sue varie tipologie.

 In economia finanziaria, il fenomeno delle crisi è ricorrente.  Ma mentre le crisi economiche dei settori produttivi sono più controllabili e riassorbibili, anche perché mitigate dalla concorrenza (libero mercato) e dalla mobilità lavorativa, nelle crisi finanziarie è fondamentale il ruolo dell' elemento fiducia, che deve basarsi sul fatto che i prestiti erogati vengano poi ad una certa data restituiti. Occorre sempre tener ben presente che la fiducia agisce come un catalizzatore, che quando c' è accelera tutto e rende tutto più facile (a volte eccessivamente facile, fino a scatenare bolle speculative!), ma  che quando viene a mancare  genera effetti devastanti.

Il termine crisi deriva dal greco, e significa - come sostantivo – “cambiamento”, ed è entrato dapprima nella terminologia medica, per indicare sopratutto un cambiamento negativo (malessere, morte). Poi oggi si è esteso - come verbo, con il significato di decisione, scelta -  al campo della politica.
In base all' esperienza degli ultimi eventi, si è capito che una crisi finanziaria può essere di quattro tipi: 

  • Crisi del debito pubblico verso lo Stato
  • Crisi del debito con l' Estero, come somma delle valute estere contratte ma non restituibili.
  • Crisi valutarie, come mancanza di fiducia della sostenibilità del tasso di cambio da un tipo di valuta ad un altro *
  • Crisi bancarie, come perdita di fiducia dei risparmiatori nei riguardi della propria banca, per perdita di valore parziale o totale del proprio attivo.

 * nota: un tasso di cambio, eccessivamente sopravalutato, in presenza di deficit strutturali negli scambi ,con l' estero viene sottoposto ad attacchi speculativi, che inevitabilmente portano ad un deflusso di capitali dal Paese debitore verso i Paesi creditori, e ad una conseguente svalutazione del tasso di cambio.

Ad una  crisi finanziaria possono concorrere anche più tipologie delle quattro citate.
Tenere sempre ben presente che alla base di qualsiasi tipo di crisi finanziaria c' è sempre la mancanza di fiducia degli operatori, che agisce come catalizzatore negativo (inibitore), e che blocca pertanto qualsiasi processo di cambiamento e di sviluppo.

Definizione e principali cause.

La Grande Recessione è una crisi economica e finanziaria a livello mondiale, iniziata nel 2007, seconda soltanto alla crisi del 1929. 
Le principali cause sono state l' aumento di prezzo delle materie prime, sopratutto del petrolio, la crisi alimentare, e una  crisi prima bancaria e poi creditizia, che ha causato il crollo dei mercati borsistici.

In dettaglio, occorre considerare anche altri fattori. Citiamo soltanto i principali: gli effetti negativi nel lungo periodo della deregulation reganiana iniziata circa a metà degli anni 70; la creazione di nuovi strumenti finanziari sempre più complessi (in misura tale da sfuggire al controllo degli stessi emittenti) e in quantità eccessivamente alta (si calcola otto volte superiore al valore dell' economia reale);  le politiche non sempre accorte e mirate della FED e delle Banche Centrali; la creazione di grandi quantità di denaro operata dagli stati esportatori di petrolio e immessa sul mercato a scopo speculativo sotto forma di fondi sovrani, hedge fund, private equity; la creazione delle cosiddette dark pools, banche ombra non regolamentate; il peso sempre crescente ma non sempre imparziale (accomodante con gli USA, drastico e/o tendenzioso con gli altri Stati, europei e non) delle principali Agenzie di rating degli USA (Goldman Sachs, Morgan Stanley, Merrill Lynch, Fitch, Standard & Poors, ecc,).
 

Il fallimento della Lehman Brothers.

La crisi che portò al fallimento della Lehman il 16 settembre 2008  fu causata da tre fattori correlati: le politiche monetarie della FED (la banca centrale americana), la deregolamentazione di Wall Street e le scelte di Fuld, ceo della Lehman.

 La FED ha come compito principale quello di mantenere sotto controllo l’inflazione adottando  le cosiddette politiche monetarie, la principale delle quali è la regolazione dei tassi di interesse con cui prestano soldi alle altre banche. Più questi tassi sono bassi, più le banche chiedono soldi a prestito e più denaro circola nel sistema. Però fino ad un certo limite, altrimenti le banche non riescono a spuntare guadagni interessanti, se sono  costrette dal costo basso del denaro a concedere prestiti a pochi soldi. E quindi il problema cardine  della FED è da sempre quello di trovare il tasso giusto per accompagnare la crescita economica, senza però causare troppa inflazione. Ora, la FED  ha diminuito  i tassi dagli anni Ottanta fino ai primi anni duemila. Poi c’ è stata la bolla economica della New Economy e l’ attentato dell’11 settembre 2001  delle  Torri gemelle  a New York. La risposta della FED a questi due eventi fu quello di abbassare moltissimo i tassi di interesse, e di conseguenza di abbassare  il costo del denaro.

 

Il secondo fattore che contribuì al fallimento di Lehman fu la deregolamentazione di Wall Street degli anni 2000 sotto la presidenza di Bush, che  permise alle banche, in assenza di regole, a rischiare molto e ad indebitarsi più del consentito, costretti a fare ciò dai tassi bassi e dai magri ritorni economici. E le banche avevano talmente tanti soldi fermi che non rendevano nulla, da prestare soldi anche a quelli che non offrivano garanzie sufficienti per la  restituzione del denaro.
C’ era un eccesso di fiducia da entrambe le parti, alimentato dall’ illusione che in qualche modo si sarebbe poi messo tutto a posto. Ed invece, per la legge della domanda e dell’offerta , molti mutui erogati significava molte case comprate e quindi domanda alta e quindi costante ed eccessivo aumento  del valore delle case.  Quando la FED decise finalmente di alzare di nuovo i tassi, allora avvenne il finimondo: le rate dei mutui a tasso variabile, aumentando il tasso di interesse praticato dalla FED,  aumentarono in modo vertiginoso,  e molti americani non furono più  in grado di pagarli. Allora , all’ eccesso di fiducia subentrò, più che  un eccesso di sfiducia, addirittura un attacco di panico generalizzato (panic selling), per cui tutte le banche si ripresero le case messe a garanzia dei prestiti e cercarono di venderle per rientrare del loro investimento. Risultato: l’ eccesso improvviso di offerta di case sul mercato immobiliare ne fece crollare il prezzo di colpo,  con conseguente gravissima crisi dei bilanci delle società finanziarie.
Ovviamente, non tutti i mutui erano insolventi. C’ erano anche mutui solidi. Ma  le varie banche d’ affari avevano talmente modificati i mutui iniziali creando al loro posto dei derivati (cartolarizzazione) che era divenuto impossibile distinguere i titoli legati a mutui solidi da quelli legati a mutui diventati spazzatura, i cosiddetti “titoli tossici”. Per tutti questi motivi , venne a crearsi un senso di reciproca sfiducia tra le banche , e ciò, come abbiamo detto all’ inizio, agisce da inibitore, bloccando tutto, e creando  inesorabilmente tutti i presupposti di una crisi bancaria totale.

Abbiamo detto, all' inizio di questo paragrafo,  che il terzo fattore del fallimento della Lehman furono le scelte di Fuld, ceo della banca. 
Richard Fuld, che era soprannominato “il Gorilla di Wall Street”, e al quale molti si riferivano con il soprannome di Dick, gestiva la banca in un modo molto liberale e spregiudicato, al punto che per le sue scelte conquistò il soprannome di “peggior amministratore delegato di sempre“. Aveva un carattere violento e modi volgari, ed anche i suoi dipendenti facevano una bandiera della loro trasandatezza e volgarità, e pertanto la Lehman era guardata con sospetto e sufficienza dalle altre banche, più tradizionali e aristocratiche.

La banca Lehman e Brothers non emetteva mutui, ma li acquistava  dalle piccole società finanziarie e dalle banche di provincia, e li usava come garanzie per costruire complessi titoli derivati che poi vendeva sul mercato.
Quando si scatenò il panico, la prima banca a crollare fu la Bear Stearns, la più piccola delle cinque grandi banche d’affari di Wall Street, che venne acquisita per due dollari ad azione da Morgan Stanley, che però pretese che il governo americano garantisse  per i debiti della banca.

Il panico però non si fermò, e l’attenzione si spostò sulla Lehman Brothers, seconda nella lista delle banche in pericolo, e che però non solo era  più grande della Bear Sterns ma  aveva in pancia oltre 600 miliardi di dollari di debito. In queste condizioni, il Governo americano non poteva farsi garante sia per la maggiore esposizione al rischio, e sia per motivi politici,  perché per i Democratici non era ammissibile salvare investitori  ricchissimi con i soldi dei contribuenti, e per i Repubblicani non era nemmeno pensabile una seconda e intollerabile intromissione dello Stato nel privato. Fallita anche la trattativa con la Bank of America, che alla fine scelse invece di acquistare Merril Lynch, per  la Lehman l’ ultima speranza era una cordata di banche in cui figurava anche la Barclays inglese. Ma come una doccia fredda giunse una telefonata da Paulson,  Cancelliere dello scacchiere, che dichiarò che il  Regno Unito non voleva importare “il cancro di Lehman” e che pertanto la banca Barclays, quindi, non avrebbe ricevuto il permesso del governo britannico per l’acquisizione. Allora il Cancelliere dello scacchiere cercò di contattare  Warren Buffett, per proporgli l' acquisto della Lehman, e che però  risultò non rintracciabile. Per la Lehman non c’erano più speranze. Il compito di chiamare la Lehman per consigliare la dichiarazione di fallimento (e non incorrere in guai peggiori) ricadeva sul capo della SEC, il regolatore della borsa americana, che fece la telefonata mentre era in corso il consiglio di amministrazione. La telefonata fu registrata e ascoltata in un gelido silenzio. Poi tutti, Richard Fuld compreso, votarono per la dichiarazione di fallimento all'unanimità.

Si racconta che quando Warren Buffett seppe della notizia che la  Lehman stava  ormai per fallire era a cena con il cofondatore di Google, Sergey Brin, e pare abbia detto ai padroni di casa:  «Se non avessi avuto paura di arrivare a cena in ritardo, avrei rischiato di comprarmi qualcosa questa sera».

 

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Zeferino

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