Giro d' Italia 2018 a Salerno

Sabato 12 maggio 2018 - Tappa 8: da Praia a mare  a Montevergine di Mercogliano.

Oggi si è svolta l’ ottava tappa del Giro d’ Italia, sul percorso Praia a mare – Agropoli – Salerno - Montevergine di Mercogliano, con la vittoria storica di Richard Carapaz, primo ecuadoregno a vincere una tappa del Giro d’ Italia, e Simon Yates che è riuscito a tenere la gara sotto controllo, restando quindi ancora maglia rosa.

Motivato da vecchi ricordi, sono sceso in strada al centro Pastena, in via Trento, dove abito, alle ore 14:30 circa, e quindi con largo anticipo sul passaggio. Aspettando l’ arrivo, ho avuto modo di  parlare  con persone giovani e anziane sia della tappa in corso e sia dei famosi Giri d’ Italia del passato, vinti da Fausto Coppi, Gino Bartali e  più recentemente da Marco Pantani.

Di seguito, alcuni flash sul presente e alcuni ricordi del passato.

FOTO DEL GRUPPO DI TESTA

FOTO DEL GRUPPONE.

FOTO DELLA "CODA"

FOTO TRAGUARDO FINALE (Richard Carapaz)

Vittoria storica di Carapaz. Yates sempre in Maglia Rosa.

Richard Carapaz (Movistar Team) ha conquistato una storica vittoria a Montevergine di Mercogliano, diventando il primo ecuadoregno con un successo al Giro d’Italia. Già in Maglia Bianca, il debuttante si è staccato dal gruppo dei favoriti 2 km prima della cima della salita. Simon Yates(Mitchelton – Scott) ha conservato la Maglia Rosa tenendo la gara sotto controllo mentre Thibaut Pinot (Groupama – FDJ) è salito di una posizione in classifica grazie all’abbuono assegnato al terzo classificato.


RISULTATO FINALE

  1. Richard Carapaz (Movistar Team) – 209 km in 5h11’35”, media 40,246 km/h
  2. Davide Formolo (Bora – Hansgrohe) a 7″
  3. Thibaut Pinot (Groupama – FDJ) s.t.


CLASSIFICA GENERALE

  1. Simon Yates (Mitchelton – Scott)
  2. Tom Dumoulin (Team Sunweb) a 16″
  3. Esteban Chaves (Mitchelton – Scott) a 26″

RICORDI 

Nell' attesa che passasse il giro (una lunga attesa!), sono intervenuto nella discussione di alcuni giovani che a pochi metri da me parlavano di Gino Bartali, di Fausto Coppi, e di Marco Pantani. Ho catturato subito la loro attenzione quando, intervenendo, ho potuto dire: " Io c' ero! ". Dopo di ciò, sono stato per un bel po' al centro della loro attenzione, rispondendo, come potevo e come ricordavo, alle loro numerose domande.

Così ho ricordato i tre giri d' Italia e i due Tour di Francia vinti da Gino Bartali, della sua attività a favore degli ebrei. Pare che, ad uno che faceva troppe domande, a proposito delle carte d' identità false a favore degli ebrei nascoste nella canna della sua bicicletta, abbia detto: « Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all'anima, non alla giacca ». Ho anche ricordato la frase sferzante urlata, su una strada sulle Alpi in forte pendenza, a Coppi che gli stava dietro e che, colpito da forti crampi, stava per mollare: "Coppi sei un acquaiolo! Ricordatelo! Solo un acquaiolo!" Bartali intendeva dire che chi non si impegna totalmente non è un vero ciclista ma soltanto un portatore d'acqua, e cioè un gregario, non un campione. Ferito nel suo orgoglio, Fausto Coppi risalì sulla sua bici, e terminò e vinse quella tappa. 

E poi ancora abbiamo parlato di Fausto Coppi, cinque volte vincitore del Giro d' Italia e due del Tour de France, morto a soli 40 anni, per un gravissimo errore dei nostri medici italiani che non seppero diagnosticargli la malaria (bastava un poco di chinino, e si sarebbe salvato come il suo amico francese, di cui non ricordo il nome, e con il quale aveva fatto un safari in Africa). E poi  ancora la tragica storia d' amore con la Dama Bianca, al secolo Giulia Occhini, sposata, e quindi con tutto quell' amberaddam mediatico-giudiziario. Ai nostri tempi la vicenda avrebbe generato solo un grandissimo gossip nazionale ed internazionale!

Ed infine di Marco Pantani, vincitore nello stesso anno (1988) sia del Giro d' Italia che del Tour de France,  … il Pirata con la bandana, che quando se la toglieva ed attaccava con quella sua pedalata irresistibile e  bruciante faceva sognare ad occhi aperti tutti gli sportivi, ma era anche il segnale per gli avversari dell' inizio di dolori seri, di brucianti sconfitte!
Anche Marco Pantani è morto giovane, ancora più giovane di Fausto Coppi, a soli 36 anni , ufficialmente per una overdose di cocaina. Ma sembra che all' origine di tutto ci sia stata una certa fragilità psichica, di cui i media ed il mondo sportivo non seppero o non vollero tener conto. Nonostante ciò, Marco Pantani reagì molte volte a questa sua debolezza, rialzandosi sempre sia dagli infortuni fisici che psichici, ma pare che alla fine la mafia approfittò di questa sua fragilità per portare a segno un perfido gioco di colossali scommesse sul possibile vincitore del Tour. 

Ed oggi?

Da molti anni non abbiamo più nomi italiani nelle classifiche dei vincitori delle grandi competizioni, come appunto il Giro d' Italia ed il Tour de France. Al riguardo, ho una mia personale convinzione: lo sport della bici è uno sport duro, che richiede enormi sacrifici, mentre irresistibili e con meno sacrifici sono i richiami di altri sport, il calcio soprattutto.

Ma io spero che verrà un giorno in cui nella mente di un giovane, probabilmente di modeste origini, irrompa imperioso il sogno di lottare, di provarci, di avvicinarsi pian piano all' ebbrezza finale di pedalare, e ancora pedalare, fino a pedalare da solo, nessuno avanti! … e la vittoria è lì, a portata di mano, ancora uno sforzo, e poi lo striscione, la folla in delirio e, alla fine, un lungo continuo inebriante scrosciante applauso …!

 

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Zeferino

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