Un giorno perfetto per Bananafish

Indice articoli

Un giorno perfetto per Bananafish The New Yorker, 31 gennaio 1948, pagine 21-25 J. D. Salinger  

Nell’albergo c’erano novantasette agenti pubblicitari di New York e tenevano le linee interurbane talmente monopolizzate che la ragazza del 507 dovette attendere la sua chiamata fin quasi alle due e mezzo.

Ma non rimase con le mani in mano. Lesse in una rivista femminile un articolo intitolato ' Il sesso: paradiso…o inferno '. Lavò il pettine e la spazzola. Tolse la macchia dalla gonna del tailleur nocciola. Spostò il bottone sulla camicetta di Saks. Strappò due peli da poco spuntati alla superficie del neo.

Quando finalmente la centralinista fece il numero della sua stanza, se ne stava seduta nel vano della finestra e aveva quasi finito di laccarsi le unghie della mano sinistra. Era il tipo di ragazza che non molla niente - nessuna cosa - per un campanello. Non cambiò espressione, come se quel telefono fosse abituata a sentirlo suonare ininterrottamente fin dalla pubertà.

Mentre gli squilli continuavano, passò il pennellino sull’unghia del mignolo, accentuando la curva della lunetta. Poi rimise il tappo al flacone di lacca e, alzandosi, agitò avanti e indietro la mano bagnata, la sinistra. Con quella asciutta raccolse dal sedile nel vano della finestra un portacenere congestionato e se lo portò fino al tavolino da notte, su cui era posato l’apparecchio. Sedette su uno dei due letti gemelli, fatti entrambi, e a questo punto - era il quinto o sesto squillo - alzò il ricevitore.

- Pronto, - disse, tenendo le dita della sinistra ben distese e lontane dalla vestaglia di seta bianca, l’unico indumento che avesse indosso oltre alle pantofole; gli anelli erano in bagno.

- Ci siamo, signora Glass, ho New York in linea, - disse la centralinista.

- Grazie, - disse la ragazza, e fece posto al portacenere sul tavolino da notte.

Dall’apparecchio venne una voce di donna. - Muriel? Sei tu? La ragazza scostò un poco il ricevitore dall’orecchio. - Sì, mamma. Come stai? - disse. - Ero in pena da morire. Perché non hai telefonato? Come stai? Stai bene?

- Ho cercato di chiamarti ieri sera e l’altro ieri. Ma qui il telefono… - Davvero stai bene, Muriel? La ragazza allargò ancora l’angolo tra il ricevitore e l’orecchio.

- Sto bene. Fa caldo. Oggi è la giornata più calda che ci sia stata in Florida dal…

- Perché non hai telefonato? Ero in pena da…

- Mamma, senti, c’è bisogno di urlare così? Ti sento benissimo, - disse la ragazza.

- Ti ho chiamato due volte, ieri sera. Una volta erano appena passate le…

- L’avevo detto a tuo padre che probabilmente avresti chiamato, ieri sera. Ma lui niente, ha voluto a tutti i costi…Ma stai bene, Muriel? Dimmi la verità.

- Sto benissimo. Fammi il piacere, smettila di farmi sempre la stessa domanda.

- Quando siete arrivati?

- Non so. Mercoledì mattina, presto.

- Chi ha guidato?

- Lui, - disse la ragazza.

- E non agitarti. Ha guidato come un angelo. Non avrei mai creduto.

- Ha guidato lui? Muriel, mi avevi dato la tua parola …

- Mamma, - interruppe la ragazza, - se ti dico che ha guidato come un angelo. Sotto gli ottanta dal principio alla fine, se vuoi saperlo.

- Non ha più fatto quei suoi scherzetti con gli alberi?

- Ti dico che ha guidato come un santo, mamma. Va bene? Gli ho detto di tenersi sempre vicino alla striscia bianca eccetera eccetera, e lui ha capito subito cosa volevo dire, e mi ha preso alla lettera. Cercava addirittura di non guardarli, gli alberi: me ne sono accorta benissimo. A proposito, papà se l’è poi fatta rimettere a posto, la macchina?

- Non ancora. Chiedono quattrocento dollari solo per…

- Mamma, Seymour ha già detto a papà che pagherà lui i danni. Non c’è motivo di…

- Va bene, vedremo. Come si è comportato… in macchina e… insomma.

- Benissimo, - disse la ragazza. - T’ha ancora chiamata con quell’orribile…

- No. Adesso ne ha trovato un altro. - E cioè? - Oh, senti mamma, che te ne importa?

- Va bene, va bene. Mi chiama Miss Puttana Spirituale del 1948, - disse la ragazza, e ridacchiò.

- Non ridere, Muriel. Non c’è proprio niente da ridere. E’ una cosa spaventosa. Anzi, è un a cosa triste. Quando penso come…

- Mamma, - interruppe la ragazza, - senti una cosa. Ti ricordi di quel libro che mi aveva mandato dalla Germania? Sai, no… quelle poesie in tedesco. Dove diavolo l’ho messo? Mi sono rotta la…

- Ce l’hai sempre.

- Ma sei sicura? - disse la ragazza.

- Sicurissima. Anzi, l’ho io. E’ nella stanza di Freddy. L’hai lasciato qui e io non avevo più posto nella…Perché? Lo rivuole?

- No. Solo che me ne ha parlato, mentre venivamo qui. Voleva sapere se l’avevo letto.

- Ma è in tedesco!

- Lo so, mamma. Questo non cambia niente, - disse la ragazza, accavallando le gambe.
- Si dà il caso che quelle poesie siano state scritte dall’unico grande poeta di questo secolo; così ha detto. Ha detto che avrei dovuto comprarmi una traduzione o… insomma. O se no, dovevo imparare il tedesco, se no ti dispiace.

- Spaventoso. Spaventoso. Proprio una cosa triste, non c’è altra parola. Ieri sera tuo padre diceva…

- Un secondo, mamma, - disse la ragazza. Andò a prendere le sigarette vicino alla finestra, ne accese una, e tornò a sedersi sul letto.
- Mamma?- disse, soffiando fuori il fumo.

- Stammi bene a sentire, adesso, Muriel.
- Ti sento.
- Tuo padre ha parlato col dottor Sivetski. - Ah! - disse la ragazza.
 
 - Gli ha raccontato tutto. Tutto. Almeno, così dice lui… sai com’è tuo padre. Gli alberi. Il fatto della finestra. Quelle cose atroci che ha detto alla nonna, quando le ha chiesto se aveva dei progetti per le vacanze eterne. Come ha conciato quelle meravigliose fotografie delle Bermude… tutto.

- E allora? - disse la ragazza.

- Allora. Per prima cosa, Sivetski ha detto che l’Esercito non avrebbe mai dovuto dimetterlo dall’ospedale: è stato un vero delitto, parola d’onore. Ha detto chiaramente a tuo padre che c’è il rischio - un rischio grandissimo, dice - che Seymour perda completamente il controllo di se stesso. Parola d’onore.

- C’è uno psichiatra qui all’albergo, - disse la ragazza.

- Chi è? Come si chiama?

- Non lo so. Rieser, un nome così. Pare che sia bravissimo.

- Mai sentito nominare.

- Be’, comunque pare che sia bravissimo.

- Muriel, non prenderla su questo tono, fammi il piacere. Stiamo molto in pensiero per te. Tuo padre voleva telegrafarti di tornare a casa, ieri sera, se vuoi s…

- Per il momento non ho nessuna intenzione di tornare a casa, mamma. E quindi non stare ad agitarti.

- Muriel, parola d’onore. Il dottor Sivetski dice che Seymour può perdere completamente il con…

- Sono appena arrivata, mamma. Sono le prime vacanze che mi prendo in non so quanti anni, e non ho nessuna intenzione di rifare le valige proprio adesso e tornarmene a casa, - disse la ragazza.

 

- E poi comunque non potrei mettermi in viaggio. Mi sono presa una scottatura che non posso neanche muovermi.

 

- Ti sei presa una brutta scottatura? Ma non hai visto quel flacone di Bronze che t’ho messo nella valigia? L’ho messo subito sotto…

- L’ho visto e l’ho usato. Mi sono scottata lo stesso.

- E’ terribile. Dove sei scottata?

- Dappertutto, mamma, dappertutto.

- E’ terribile.

- Non morirò.

- Senti, hai parlato con lo psichiatra?

- Be’, per modo di dire, - disse la ragazza.

- Che cosa ha detto? Dov’era Seymour mentre tu gli parlavi?

- Nella sala belvedere, a suonare il piano. Ha suonato tutte e due le sere, da quando siamo qui.

- E allora? Cosa ti ha detto?

- Oh, niente di speciale. E’ stato lui ad attaccare discorso. Ero seduta vicino a lui, ieri sera, mentre si giocava a tombola, e lui m’ha chiesto se era mio marito quello che suonava il piano nell’altra stanza. Ho detto di sì, che era lui, e lui m’ha chiesto se Seymour era stato malato o cos’aveva. Allora io gli ho detto…

- Come mai te l’ha chiesto?

- Non lo so, mamma. Probabilmente perché è così pallido e tutto, - disse la ragazza. - Comunque, dopo la tombola lui e sua moglie mi hanno invitata per un drink, e io ho accettato. Sua moglie è orrenda. Ti ricordi quell’atroce abito da sera che abbiamo visto nella vetrina di Bonwit? Quello che tu hai detto che per poterlo portare bisognava avere un sottile sottile…

- Il  verde?

- Ce l’aveva addosso. E avessi visto i fianchi. Continuava a chiedermi se Seymour è parente di Suzanne Glass, sai, quella che ha il negozio a Madison Avenue… la modista.

- Ho capito, ma cosa ti ha detto? Il dottore.

- Oh, niente di speciale, cosa vuoi. Eravamo nel bar, capisci? C’era un chiasso tremendo.

- Sì, ma tu… ma gli hai detto cos’ha cercato di fare con la sedia della nonna?

- No, mamma. Non ho potuto entrare molto nei particolari, - disse la ragazza. - Probabilmente troverò un altro momento per parlargli. Sta seduto al bar dalla mattina alla sera.

- Non ha mica detto che secondo lui c’è il pericolo che possa… insomma… che si metta a fare delle stranezze? Che possa farti del male?

- Non proprio, - disse la ragazza. - Deve avere più dati, mamma. Devono sapere di quand’era bambino… tutte quelle cose lì. Te l’ho detto, quasi non potevamo sentirci, c’era un chiasso dell’altro mondo.

- Bene. Come va il tuo giaccone blu?

- Va ancora. Ho fatto togliere un po’ di imbottitura.

- Come sono i vestiti quest’anno?

- Terribili. Ma molto divertenti. Perfino lustrini… insomma tutto, - disse la ragazza.

- Com’è la stanza?

- Può andare. Ma appena appena. Non siamo riusciti ad avere la stanza che avevamo prima della guerra, - disse la ragazza. - La gente che c’è qui quest’anno è spaventosa. Dovresti vedere che razza di tipi abbiamo vicino a noi in sala da pranzo. Il tavolo accanto al nostro. Da dirsi, ma come ci sono arrivati qui, in camion?

- Cosa vuoi, è così dappertutto. E la gonna a fiori, poi?

- E’ troppo lunga. Te l’avevo detto che era troppo lunga.

- Muriel, te lo chiedo per l’ultima volta: stai bene?

- Mamma, - disse la ragazza, - per la novantaseiesima volta: sì.

- E non vuoi tornare a casa?

- Mamma, no.

- Tuo padre ha detto ieri sera che sarebbe felicissimo di aiutarti finanziariamente, se vuoi andartene in qualche posto per conto tuo a pensarci sopra. Potresti farti una bella crociera. Secondo noi…

- No, grazie, - disse la ragazza, e disincrociò le gambe. - Mamma, questa telefonata mi sta costando un pa…

- Quando penso che sei rimasta ad aspettare quel ragazzo per tutta la guerra… insomma, no quando penso a quelle mogli che ne facevano di tutti i colori…

- Mamma, - disse la ragazza, - è meglio che smettiamo. Seymour può entrare da un momento all’altro.

- Dov’è?

- Sulla spiaggia.

- Sulla spiaggia? Da solo? E come si comporta sulla spiaggia?

- Mamma, - disse la ragazza, - parli di lui come se fosse pazzo furioso…

- Non ho mai detto questo, Muriel.

- Be’, ma lo pensi. Poveretto, se ne sta lì sdraiato, buono buono. Non si toglie nemmeno l’accappatoio.

- Non si toglie l’accappatoio? E perché?

- E chi lo sa? Sarà perché è così bianco.

- Ma santo cielo, se c’è uno che ha bisogno di sole. Cerca di farglielo capire, no?

- Sai com’è Seymour, - disse la ragazza, e tornò ad accavallare le gambe.- Dice che non vuole che tutti quegli imbecilli vengano a vedere il suo tatuaggio.

- Ma non è mica tatuato! S’è fatto tatuare sotto le armi?

- No, mamma. No, sta’ tranquilla, - disse la ragazza e si alzò. - Senti, ti chiamo io domani, magari. - Muriel. Stammi bene a sentire. - Sì, mamma, - disse la ragazza, spostando il peso del corpo sulla gamba destra. - Se si mette a fare o a dire qualcosa di strano devi chiamarmi immediatamente. Sai cosa voglio dire. Hai capito? - Io non ho paura di Seymour, mamma. - Muriel, devi promettermelo. - Va bene, te lo prometto. Ciao, mamma, - disse la ragazza. - Saluta papà -. E abbassò il ricevitore.

e-max.it: your social media marketing partner

Stampa Email