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Sleepless Night and Weird Dreams ... reading Cormac McCarthy!

Salerno - Thursday 13 July 2023.

Preface

I dreamed of going around the city, in the middle of July, wearing only white underpants and a sleeveless cotton tank top, also white. So I went everywhere, and I spoke normally to anyone, wearing only a white underpants and a sleeveless white cotton tank top, and everyone spoke to me normally, and I answered normally, and nobody paid any attention to my way of dressing. When I woke up I remembered exactly like that, and I tried to figure out what that fucking dream meant, but I couldn't. Later, after a shower and a shave, I thought about it, and I was still fucking thinking about breakfast. But nothing. Nihil, nain, nothing, nichoho!

Cormac McCarthi, as a young man (photo).

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Meet up at Bryant Park

Margareth

Bryant ParkMargareth was proud of her work and of her position. And the people who knew her were in favor of seeing her as a good financial consultant, with a quality that could hardly be precisely defined, and that her most discerning clients identified in a kind of wonderful certainty that what was being decided about or diversification of the securities of a portfolio or a brilliant pick-up would have been a sure success.

With slow steps, she approached the large window of his office, at the 30th - and even last - floor of HSBC Tower, 452 Fifth Avenue, New York: during the night the wind had swept the sky from all the clouds, and the view was magnificent.
Then, as he had done before, she took a key from the desk, closed the office door behind him, ran up the two flights of stairs and then - two turns in the lock and a push - went out onto the terrace!

Now nothing stood in front of her eyes and, satisfied, she could look up to the Hudson to the left, to the East River to the right and, behind him, to all the Central Park to the north, ... and beyond, and beyond! Then, as always, her gaze slowly receded, retracing the previous vision backwards, until she pinned herself on Bryant Park just below her: New Yorker for generations, she loved her city, and in particular she loved that meadow which today shone like a face well polished of an enormous emerald.

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The Lonely Cloud

Salerno, Tuesday 5 March 2013.

That morning, a happy cloud wandered lonely in a blue sky, punctuated here and there by other white clouds, some in groups, others lonely as she.
A light wind pushed the cloud, and it stroked and gently molded the her  floating body, white and soft as freshly fallen snow.

The cloud looked slide under her all that green of the hills, valleys and meadows, interrupted here and there by the peasants' houses.
Front farmyards some figurines of people did not stop going back and forth; others were rather in the brown fields of fresh cultivated; two instead, that's great !, they stood motionless, lying on 'grass in the sun. Intrigued, she wished to observe them more closely, and tried to get out of proportion, but the wind direction not allowed her to do so.

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That summer thunderstorm on the beach ...

The woman closed the door of the chalet behind her, so as not to make it slam by the wind.
Slender, tall, she slowly advanced towards the sea, face raised towards the sky, arms slightly extended along the body and palms of hands open upwards, welcoming with pleasure the raindrops of that summer storm that suddenly broke out in the early evening.
When a bolt of lightning crossed the cloud-darkened sky and illuminated her face for a moment, you could have seen a shiver of pleasure in her green eyes: that day had been quite hot.

n a short time that storm increased in intensity, almost becoming a storm. On the right, the cliff was barely visible; in the glare of lightning, high waves, dark, massive, jagged with foam, ran straight towards the beach. And the woman seemed fascinated but not afraid of it all.

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Passi Scelti di Letteratura Italiana e Straniera.

Salerno - Domenica, 4 febbraio 2024.

nda>  articolo in costruzione

Letteratura italiana nel Trecento

Francesco d'Assisi.

Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le tue creature,
Lspetialmente messor lo frate sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so' le laude, la gloria e 'honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore,
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle,
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle. (Cantico delle creature).

Dante Alighieri.

"Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura, che la dritta via era smarrita, ... (Inferno, incipit)"
...

"Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!" (Canto VI, Purgatorio)
...

"E quindi uscimmo a riveder le stelle" (Rima finale, Paradiso).

Francesco Petrarca

Era il giorno ch’al sol si scoloraro
per la pietà del suo factore i rai,
quando i’ fui preso, et non me ne guardai,
ché i be’ vostr’occhi, donna, mi legaro.

Tempo non mi parea da far riparo
contra colpi d’Amor: però m’andai
secur, senza sospetto; onde i miei guai
nel commune dolor s’incominciaro.

Trovommi Amor del tutto disarmato
et aperta la via per gli occhi al core,
che di lagrime son fatti uscio et varco:

però, al mio parer, non li fu honore
ferir me de saetta in quello stato,
a voi armata non mostrar pur l’arco. "(Canzoniere, 3)"

Boccaccio

Umana cosa è aver compassione agli afflitti.
...

Egli è il vero che io ho amato e amo Guiscardo, e quanto io viverò, che sarà poco, l’amerò; e se appresso la morte s’ama, non mi rimarrò d’amarlo; ma a questo non mi indusse tanto la mia feminile fragilità, quanto la tua poca sollecitudine del maritarmi e la virtù di lui. Esser ti dovea, Tancredi, manifesto, essendo tu di carne, aver generata figliuola di carne e non di pietra o di ferro; e ricordarti dovevi e dei, quantunque tu ora sia vecchio, chenti e quali e con che forza vengano le leggi della giovanezza.
...

"Vieni, moglie! Nostra figlia, non contenta di sentire cantare l'uccello, lo ha preso anche in mano ..." (Il Decamerone).

Letteratura estera nel Trecento

William Shakespeare

"Prima d'ucciderti, io t'ho baciata. Non mi restava altro modo che questo: uccidermi morendo in un tuo bacio.”  ("Otello).

È la mia anima che invoca il mio nome; come le lingue degli amanti dolci come l'argento di notte, come la musica più dolce per le orecchie che frequentano!
È la mia anima che chiama il mio nome; come il dolce tintinnare dell'argento sono le lingue degli amanti durante la notte, come la più soffice musica, per le orecchie che la ascoltano! (“Giulietta e Romeo").

Letteratura italiana nel Quattrocento

Lorenzo de' Medici (Cinquecento)

«Quant'è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non v'è certezza»

Letteratura estera nel Quattrocento

All'estero cominciano a circolare i poemi cavallereschi, che hanno però un pieno sviluppo solo nel Cinquecento e nel Seicento.  

Letteratura italiana nel Cinquecento

Ludovico Ariosto

All’apparir che fece all’improvviso
de l’acqua l’ombra, ogni pelo arricciossi,
e scolorossi al Saracino il viso;
la voce, ch’era per uscir, fermossi.
Udendo poi da l’Argalia, ch’ucciso
quivi avea già (che l’Argalia nomossi)
la rotta fede così improverarse,
di scorno e d’ira dentro e di fuor arse. ("
Orlando Furioso").

Nicolò Machiavelli.

“Venuta la sera, mi ritorno in casa ed entro nel mio scrittoio; e in su l'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui uomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio, e che io nacqui per lui.” (“Il Principe”).  

Letteratura estera nel Cinquecento

Lorem ipsum ........................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

Letteratura italiana nel Seicento

Giulio Cesare Croce

Re. Chi sei tu, quando nascesti e di che parte sei?
Bertoldo. Io son uomo, nacqui quando mia madre mi fece e il mio paese è in questo mondo.
Re. Chi sono gli ascendenti e descendenti tuoi?
Bertoldo. I fagiuoli, i quali bollendo al fuoco vanno ascendendo e descendendo su e giù per
la pignatta.
Re. Hai tu padre, madre, fratelli e sorelle?
Bertoldo. Ho padre, madre, fratelli e sorelle, ma sono tutti morti.
...


Re. Qual è la più veloce cosa che sia?
Bertoldo. Il pensiero.
Re. Qual è il miglior vino che sia?
Bertoldo. Quello che si beve a casa d'altri.
Re. Qual è quel mare che non s'empie mai?
Bertoldo. L'ingordigia dell'uomo avaro.

...


Re. Qual è quella gatta che dinanzi ti lecca e di dietro ti sgraffa?
Bertoldo. La puttana.
Re. Qual è il più gran fuoco che sia in casa?
Bertoldo. La mala lingua del servitore.
Re. Qual è il più gran pazzo che sia?
Bertoldo. Colui che si tiene il più savio.
Re. Come faresti a portarmi dell'acqua in un crivello e non la spandere?
Bertoldo. Aspettarei il tempo del ghiaccio, e poi te la porterei.(Ragionamento fra il Re e Bertoldo).

Letteratura estera nel Seicento

Letteratura inglese Seicento (skuola.net)

Letteratura francese del Seicento (scuola-e-cultura.it)

"La vita è un sogno", Calderon de La Barca (1623)

La Celestina è un'opera letteraria attribuita a Fernando de Rojas, pubblicata anonima a Burgos probabilmente nel 1499 in una prima forma e ampliata attorno al 1502. È annoverata tra i capolavori della letteratura spagnola.

La Celestina nasce prima come Comedia de Calisto y Melibea, un'opera suddivisa in 16 atti, che poi verrà nel tempo modificata dall'autore attraverso delle aggiunte ed interpolazioni, e portata a 21 atti nel 1502, recando in questo nuovo cambiamento il titolo Tragicomedia de Calisto y Melibea. La prima traduzione fuori dalla Spagna di questa seconda edizione è quella italiana realizzata da Alfonso Ordóñez, stampata per la prima volta a Roma nel 1506: questo rappresenta anche il più antico esemplare dell'opera completa esistente, di un anno anteriore a quello spagnolo di Saragozza del 1507, e fu la base per successive traduzioni come quella ebraica, tedesca o francese. Anche la parola Celestina appare per la prima volta nel titolo in Italia, nella stampa di Venezia del 1519, ed è così che la tragicommedia diverrà famosa in futuro.

Opera di frontiera, dalla natura ibrida, ravvisabile anche nella stessa forma, incerta tra romanzo e opera teatrale, almeno da un punto di vista contenutistico La Celestina trova un precedente nell'adespota Pamphilus (XII secolo), prodotto del filone della commedia elegiaca, fiorito nella letterarietà mediolatina in versi[2].

Trama

Inseguendo attraverso i campi il proprio falcone, un ricco giovane di nome Calisto entra in un giardino e incontra Melibea, figlia del proprietario, e subito se ne invaghisce. Non potendo rivederla in privato si dispera fino a quando il suo servo Sempronio gli suggerisce di ricorrere alla vecchia sensuale Celestina. La donna è proprietaria di un bordello dove risiedono le sue due giovani serve, Elicia e Areúsa.

Quando Calisto accetta, Sempronio complotta con Celestina per spillare più soldi possibili al suo padrone. Un altro servo di Calisto, Pármeno, diffida invece di Celestina perché da bambino lavorava per lei. Pármeno dapprima avverte il padrone Calisto di non servirsi di lei. Tuttavia Celestina lo convince a unirsi a lei e a Sempronio per approfittare di Calisto offrendogli Areúsa come ricompensa.

Celestina riesce a entrare nella casa di Alisa e Melibea fingendo di vendere del filo. Rimasta sola con Melibea, le racconta delle sofferenze di un uomo che potrebbero essere lenite con il tocco della sua cintura. Al nome di Calisto Meilbea s'infuria e le intima di andarsene. Ma l'astuta Celestina riesce a convincerla che Calisto ha un terribile mal di denti che richiede il suo aiuto, e riesce a toglierle la cintura e a fissare un altro incontro.

Nella sua seconda visita, Celestina convince Melibea a recarsi ad un appuntamento con Calisto. Alla notizia Calisto ricompensa Celestina con una catena d'oro. Gli amanti si danno appuntamento per la notte successiva nel giardino di Melibea, mentre Sempronio e Pármeno saranno di guardia.

Quando all'alba Calisto torna a casa per dormire, i suoi due servi si recano a casa di Celestina per ottenere la loro parte di oro. Lei tenta di imbrogliarli e loro la uccidono davanti a Elicia. Dopo essere saltati dalla finestra nel tentativo di fuggire Sempronio e Pármeno sono catturati e decapitati nella piazza del paese. Elicia racconta ad Areúsa delle morti di Celestina, Sempronio e Pármeno e quindi escogitano un piano per punire Calisto e Melibea, ritenuti responsabili di quelle morti.

Mentre per un mese Calisto s'incontra nascostamente di notte con Melibea nel suo giardino, Areúsa ed Elicia mettono in atto il loro piano di vendetta. Calisto, che sta per incontrare nuovamente Melibea, fugge a causa di un forte rumore in strada: cade dalla scala usata per scalare l'alto muro del giardino e muore. Dopo aver confessato al padre la sua storia d'amore e la morte di Calisto, Melibea si getta dalla torre della casa e muore anche lei.

L'opera tratta argomenti osceni e scabrosi. Si presenta come una parodia dell'amor cortese: Calisto corteggia Melibea, fallendo, e poi, tradendo lo stile cortese, i due si posseggono carnalmente. Il finale è triste: Calisto muore mentre scende le scale che l'hanno portato nel giardino della sua bella amata, mentre Melibea si suicida buttandosi dal balcone della sua residenza. Nella prima uscita dell'opera, la storia si incentrava sull'amore tra Calisto e Melibea ma dopo, nelle varie modifiche che sono state apportate, la storia metterà a fuoco la figura della Celestina, la fattucchiera della storia, colei che cerca di favorire l'amore tra Calisto e Melibea, ma soltanto per scopi personali.

Per molto tempo, la critica si rifiuta di definire l'opera come teatrale: verrà poi chiamata da Moratín novela dramatica ("romanzo drammatico") e da Aribau novela dialogada ("romanzo dialogato"). In realtà quest'opera ha un forte potenziale drammaturgico, che nella trascrizione da una versione all'altra però, si è perso molto[senza fonte]: ciò che rimane è l'elemento magico, incentrato nella figura della Celestina.

A differenza di Autos De Los Reyes Magos (opera teatrale medioevale in versi, scritta da autore ignoto nel XII secolo, in lingua spagnola castigliana), nella quale si trovava un solo registro linguistico dato dai personaggi tutti uguali, ossia tutti pastori, ne La Celestina troviamo una stratificazione sociale dei personaggi e vari linguaggi in contrapposizione: quello elevato dei nobili in contrasto con gli argots urbanos ("parlate popolaresche") delle mezzane, delle prostitute, dei servitori.

Personaggi.

Di seguito sono riportati i personaggi del romanzo, in ordine d'importanza.
Celestina è un'avida popolana, di mestiere prostituta, che sfrutta tutti coloro che possano tornarle utili per i suoi fini, cinicamente, ma anche stupidamente, e sarà sarà proprio la sua scarsa lungimiranza che la ucciderà.
Calisto è un giovane nobile, parodia dell'eroe cavalleresco: il suo amore è solo carnale, non di certo l'amore puro e poetico di Don Chisciotte della Mancia. Egli vede la sua Melibea come una dea, ed ignora l'esistenza del Dio cristiano. Indifferente di fronte alla morte di Celestina, attira su se stesso l'astio da parte di Elicia (la mezzana di Celestina) e della sua amica Areusa.
Melibea è una donna corrotta , che si lascia travolgere dal desiderio fisico e dalla passione verso Calisto, perdendo ogni pudore e la sua verginità. Incarna la figura della peccatrice, che inganna la sua famiglia e che si concede, prima del matrimonio e per mezzo di un "amore illegale", al suo amato.
Parmeno è figlio di una fattucchiera, di basso livello sociale, e rappresenta l'antieroe per eccellenza, che tradisce il suo padrone pur di avere un rapporto carnale con Areusa.
Tristan e Sosia diventano i nuovi servi di Calisto, dopo la morte dei servi Sempronio e Parmeno.

Famosa l'interpretazione a teatro della grande Sarah Ferrati.

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