I fondi comuni d' investimento

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I fondi comuni d’investimento

La negoziazione dei fondi chiusi

Fondi chiusi immobiliari italiani: caratteristiche e peculiarità

Fondi chiusi immobiliari italiani: trattamento fiscale e oneri commissionali

Fondi immobiliari: alcune precisazioni su come funzionano

I fondi a distribuzione di proventi

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FONDI COMUNI D'INVESTIMENTO: UNA DEFINIZIONE

Un fondo comune di investimento è un patrimonio autonomo, suddiviso in quote di pertinenza di una pluralità di partecipanti, che viene gestito collettivamente e nello stesso modo per tutti i partecipanti (in monte), e che può essere raccolto mediante una o più emissioni di quote. L’investimento in fondi si effettua pertanto acquistando un certo quantitativo di quote, il cui valore varia in funzione dell’andamento degli investimenti nei quali è impiegato il patrimonio del fondo.

CLASSIFICAZIONE DEI FONDI PER CATEGORIE E AREE

I fondi comuni di investimento possono essere categorizzati in base agli strumenti su cui investono.
A seconda dell'area di intervento, quindi, possono essere:

  • fondi azionari, che investono prevalentemente in titoli azionari
  • fondi obbligazionari, se si focalizzano prevalentemente sui bond
  • fondi bilanciati, che hanno come oggetto sia azioni che obbligazioni in percentuali variabili verso l'una o l'altra categoria
  • fondi monetari, focalizzati sul mercato monetario

All'interno di queste categorie si possono essere altre classificazioni, come quella geografica o settoriale. Un - ad esempio - "azionario europa", quindi sarà prevalentemente focalizzato sui titoli azionari del Vecchio Continente. Un "obbligazionario high yield", invece, sui bond di un determinato rating. E così via.

Ognuno avrà di conseguenza un suo cosiddetto "benchmark", ossia un indice elaborato da soggetti terzi con il quale confrontare le performance. Per i fondi di diritto italiano è obbligatorio indicare questo parametro in tutta la documentazione rivolta al pubblico.

FONDI ARMONIZZATI E NON ARMONIZZATI

Tra le varie distinzioni poste dall’ordinamento, una riguarda la differenza tra fondi armonizzati e non armonizzati.

I fondi armonizzati sono i fondi comuni di investimento rientranti nell’ambito di applicazione delle direttive comunitarie, che possono essere commercializzati nel territorio dell’Unione Europea in regime di mutuo riconoscimento; tali fondi costituiscono la maggior parte dei fondi commercializzati in Italia. Tra questi ci sono naturalmente sia i fondi di diritto italiano, ossia gestiti da società italiane con sede legale in Italia sia fondi di società di gestione comunitarie.

I fondi non armonizzati sono invece fondi sottoposti a regole meno stringenti e pertanto caratterizzati da una maggiore libertà di investimento.

FONDI APERTI E CHIUSI

Una delle più comuni distinzioni tra i fondi che si è soliti fare è quella che riguarda la forma, che può essere aperta o chiusa: si dice che un fondo comune è di tipo aperto quando i partecipanti hanno diritto di chiedere, in qualsiasi tempo, il rimborso delle quote secondo le modalità previste dalle regole di funzionamento del fondo (cioè possono liberamente comprare o vendere quote del fondo), mentre si dice che il fondo è di tipo chiuso quando il diritto al rimborso delle quote viene riconosciuto ai partecipanti solo a scadenze predeterminate.

FONDI MOBILIARI E IMMOBILIARI

Soffermandoci poi sull’oggetto dell’investimento, si possono avere fondi mobiliari e fondi immobiliari. I fondi immobiliari sono fondi che investono il patrimonio esclusivamente o prevalentemente in beni immobili (case, edifici commerciali e così via), diritti reali immobiliari e partecipazioni in società immobiliari in misura non inferiore ai due terzi del valore complessivo del fondo e possono essere istituiti esclusivamente in forma chiusa.

I fondi mobiliari, che possono essere istituiti in forma aperta o chiusa, sono fondi le cui risorse finanziarie sono investite in valori mobiliari (come le azioni o le obbligazioni, per esempio) o in strumenti finanziari come dir si voglia.

DIFFERENZE CON LE SICAV

Una modalità di investimento simile a quella del fondo comune è quella dell'investimento nelle SICAV. Le SICAV, acronimo di società di investimento a capitale variabile, non prevedono la distinzione tra il patrimonio del fondo e quello della società che lo gestisce.

In questo caso, quindi, i sottoscrittori non sono solo dei soggetti passivi che investono soltanto ma anche azionisti a tutti gli effetti della società, con tutto ciò che questo comporta (come per esempio il diritto di voto nelle assemblee dei soci).

A TASSAZIONE DEI FONDI COMUNI

Incremento di valore e proventi relativi ai fondi comuni di investimento italiani sono tassati al 26% (dal 20% precedente alla riforma del 2014), al pari di fondi comuni esteri armonizzati. Se all’interno di questi strumenti sono contenuti titoli di stato (e categorie equiparate fiscalmente) questa componente concorre per il 48,08%.

VANTAGGI DEI FONDI COMUNI

I vantaggi di un fondo comune dipendono principalmente dal fatto che la società che lo gestisce investe tutto il capitale raccolto tra i risparmiatori nei vari strumenti finanziari, definiti dall'asset allocation (ossia l'allocazione del patrimonio totale tra i vari strumenti) stabilita di volta in volta dal gestore. In primis c'è quindi un vantaggio di diversificazione, che altrimenti non sarebbe raggiunta da un singolo risparmiatore (specie per quelli che non hanno elevate disponibilità).

Un altro vantaggio che potrebbe godere un investitore in fondi comuni è quello derivante dal mandato che dà al gestore del fondo di amministrare il suo denaro. Un professionista, infatti, ha capacità, formazione ed esperienza per prendere decisioni più vantaggiose e dovrebbe quindi saper battere il mercato (ossia registrare rialzi maggiori del benchmark in momenti di mercato rialzista, soffrire perdite minori in fasi di mercato ribassista o/e ancora mantenere più costanti le performance in fasi di volatilità molto accentuali).

Uno dei punti a favore dei fondi è poi legato alla distinzione tra capitale della società che gestisce in fondo e patrimonio del fondo stesso. Che è quindi inaggredibile dai creditori dell'istituzione che amministra lo strumento in caso di problemi aziendali. A vigilare su questa caratteristica ci sono organismi deputati al controllo come Banca d'Italia e Consob.

FONDI COMUNI, A COSA FARE ATTENZIONE

Ci sono però anche alcune caratteristiche dei fondi comuni d'investimento che vanno attentamente valutate.

In primis va capito se la categoria e l'area d'appartenenza del fondo sono compatibili con i nostri bisogni d'investimento e con il nostro profilo di avversione/propensione al rischio.

Importante poi, è avere totale contezza dei costi, che possono essere di varia natura. Ci possono essere infatti:

  • commissioni di ingresso, al momento dell'acquisto della quota;
  • commissioni di gestioni, ossia costi ricorrenti (tipicamente annuali) legati all'amministrazione del fondo;
  • commissioni di performance, proporzionali ad alcuni risultati raggiunti dallo strumento;
  • commissioni d'uscita, al momento della vendita della quota;
  • altri costi.

Ogni costo è comunque ben esplicitato nei prospetti informativi.

Analizzare invece il track record, ossia i rendimenti passati, del fondo (rispetto al benchmark di riferimento) è un'arma a doppio taglio: il fatto di aver conseguito determinati risultati in precedenza non garantisce che anche in futuro questa tendenza sarà mantenuta. Ma è altresì vero che un gestore che riesce costantemente a raggiungere risultati soddisfacenti è un professionista al quale poter affidare i propri risparmi.

FONDI COMUNI PARTICOLARI

Esistono anche modalità particolare in cui può essere costituito e gestito un fondo comune.

Si inizi considerando il caso dei fondi di fondi: sono fondi in cui il patrimonio non è investito in titoli, ma in quote di altri fondi o, più in generale, di altri Oicr (Organismi di investimento collettivo del risparmio), gestiti anche da altri soggetti, scelti discrezionalmente dal gestore.

Simile ai fondi di fondi sono gli umbrella fund, poiché anch’essi investono in quote di altri fondi ma, a differenza dai primi, la scelta dei fondi è effettuata a monte dalla società di gestione, senza essere modificata nel tempo, tra quelli promossi o gestiti dalla stessa SGR.

Abbiamo poi il caso dei fondi speculativi, conosciuti anche con il nome di hedge fund; come dice il nome, si tratta di fondi molto rischiosi che mirano a ottenere rendimenti assoluti molto elevati attraverso una strategia di investimento aggressiva. Diversamente a quanto accade per gli altri fondi, non sono stati posti dei vincoli prudenziali agli investimenti tranne per quanto riguarda la loro accessibilità, che è pressoché limitata a grandi investitori.

Esiste anche la possibilità per le SGR di istituire fondi riservati, aperti e chiusi, la cui partecipazione è riservata a investitori qualificati, previa la specificazione delle categorie di investitori alle quali il fondo è riservato.

Altra tipologia è quella dei fondi garantiti, ossia fondi che garantiscono la restituzione del capitale investito ovvero il riconoscimento di un rendimento minimo, mediante la stipula di apposite convenzioni con certi intermediari; possono essere sia di tipo aperto che di tipo chiuso.

Insieme ai fondi garantiti, in termini di protezione dell’investitore, possiamo citare i fondi a capitale protetto, che sono fondi che perseguono una politica di investimento atta a minimizzare, attraverso l’utilizzo di particolari tecniche di gestione, la probabilità di perdita del capitale investito.

FONDI COMUNI, DIFFERENZA CON GLI ETF

Non vanno assolutamente confusi i fondi comuni con i cosiddetti fondi indice, tipicamente gli Exchange Traded Fund (ETF) contrattati come se fossero delle azioni in borsa.

Questi ultimi, a differenza della gestione definita "attiva" che caratterizza i fondi comuni d'investimento, si basano su una gestione "passiva", riproducendo fedelmente la composizione di un determinato indice e il loro valore ne segue quindi pedissequamente l’andamento. Non a caso i costi degli ETF sono generalmente più bassi di quelli di un fondo comune.

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La negoziazione dei fondi chiusi

Trattando del Mercato Telematico dei Fondi (MTF) abbiamo introdotto il concetto di Fondo Chiuso Mobiliare e Immobiliare, collocandone la quotazione e trattazione nella "classe 2" di tale mercato. Ora entriamo più nel dettaglio di una tipologia di fondi, quelli chiusi, attualmente disciplinati dal D.Lgs n°58 del 24/02/1998 (Testo Unico della Finanza) e da una serie di provvedimenti di attuazione emanati dall’allora Ministero del Tesoro, ora Ministero dell’Economia e delle Finanze, e dalle autorità di vigilanza.

Prima di tutto però è necessario porre l'attenzione sulla parola "chiusi" attribuita a questi prodotti, che li distingue nettamente dai Fondi Comuni di Investimento Aperti nei quali siamo più abituati a investire. Parliamo di Fondi Chiusi quando l'emissione delle quote di partecipazione al Fondo avviene durante un arco temporale prestabilito, ad un dato prezzo e entro limiti quantitativi stabiliti ex ante dalla SGR, la Società di Gestione del Risparmio che gestisce il patrimonio del fondo. Le quote sono quindi fisse, quasi sempre invariate, a differenza dei Fondi Aperti dove l'emissione e il rimborso delle stesse avviene in via continuativa, ogni giorno, a prezzi diversi, a seconda delle richiesta degli investitori.

Diversa è di riflesso anche la modalità di disinvestimento delle quote possedute. Mentre nei Fondi Aperti l'investitore ha diritto di chiedere il rimborso in qualsiasi momento, in quelli Chiusi il riscatto avviene, quasi sempre, solamente al termine della durata prevista per il Fondo (di norma 10-15 anni), data in cui la SGR avrà provveduto a liquidare interamente gli asset detenuti.

Ho usato il termine “quasi sempre” in quanto va tenuto in considerazione che con il decreto n. 47 del 2003 è stata introdotta  per i Fondi Chiusi la possibilità di emissioni successive di quote e di rimborsi anticipati delle stesse, strada che molte SGR stanno percorrendo. Inoltre, come abbiamo visto in sede di presentazione del MTF, oggi le quote dei Fondi Chiusi Mobiliari e Immobiliari sono giornalmente negoziate sul mercato telematico italiano dando a chiunque la possibilità di acquistarle e venderle.

Negoziarle, però, vuole dire trasferirle da un investitore all'altro senza andare a intaccare il patrimonio del Fondo Chiuso. Questo rimane quindi al riparo da oscillazioni quantitative dovute agli umori degli investitori che, a differenza dei Fondi Aperti, non possono ritirarsi in massa dagli stessi pretendendo il riscatto delle quote. Questo, infatti, costringe il gestore di un Fondo Comune Aperto non solo ad avere sempre una parte del patrimonio investito in strumenti facilmente liquidabili ma anche a vendere prodotti in perdita per fare fronte alle possibili richieste di riscatto dei risparmiatori, con inevitabili ripercussioni negative sulla performance del fondo stesso.

Da queste poche considerazioni si può capire perché il Fondo Chiuso si presti molto bene ad essere investito in beni difficilmente negoziabili e che, per dare i frutti sperati, necessitano di tempo e pazienza. Lo sono gli immobili, siano essi residenziali, commerciali o di lusso (Fondi Chiusi Immobiliari) o le azioni/obbligazioni di società non quotate, di piccole medie dimensioni, appena nate o che necessitano di capitali per finanziare importanti progetti di crescita (Fondi Chiusi Mobiliari).

Ne deriva, di riflesso, che l'investitore che si avvicina a questi Fondi Chiusi deve avere un orizzonte temporale medio-lungo e, inoltre, deve essere disposto ad affrontare rischi generalmente più alti rispetto all'investimento in Fondi Aperti.

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Fondi chiusi immobiliari italiani: caratteristiche e peculiarità

Come evoca la parola stessa, i fondi chiusi immobiliari investono il patrimonio raccolto in immobili in misura non inferiore ai 2/3 del valore complessivo del fondo; oltre agli stessi possono detenere anche diritti reali di godimento o partecipazioni di controllo in società immobiliari non quotate.

I fondi immobiliari possono essere classificati in diversi modi, a seconda del pubblico al quale si rivolgono (retail o investitori professionali), della politica di distribuzione dei dividendi (a distribuzione degli stessi o ad accumulazione nel caso in cui vengano reinvestiti nel fondo e non distribuiti) e, infine, a seconda delle modalità di acquisizione degli immobili (ad apporto qualora le quote vengano sottoscritte apportando beni, o non ad apporto).

In sede di collocamento la società emittente fissa la scadenza (che non può superare i 30 anni) e un obiettivo di rendimento annuo (la media di quelli quotati in Italia si aggira al 6% annuo composto) che ovviamente non è un promessa ma una semplice mission. Questo anche perché i rischi dell'investimento sono quelli tipici del mercato immobiliare e delle relative valutazioni. A questi vanno ad aggiungersi quelli derivanti dal mancato pagamento degli affitti degli immobili adibiti a questo scopo e la difficoltà a vendere gli stessi (che però viene ridotta procedendo a vendite dilazionate nel tempo).

Di fondamentale importanza è saper distinguere tra NAV (Net Asset Value) ovvero il valore patrimoniale del fondo diviso per il numero di quote in cui è suddiviso e prezzo di mercato al quale i fondi vengono negoziati. Il primo viene calcolato sulla base delle perizie e stime di esperti indipendenti circa il valore degli immobili nei quali il fondo è investito e pubblicato sui quotidiani a diffusione nazionale solo semestralmente. Il prezzo di mercato invece si forma giornalmente alla Borsa Italiana grazie all’incontro fra la domanda e l’offerta degli investitori. Tali valore quasi sempre divergono con quest’ultimo che è inferiore al NAV.

Molti studi sono stati fatti per cercare di dare una giustificazione a questo sconto "cronico" che in alcuni casi si aggira intorno al 30%-40%. La ragione principale è stata attribuita alla scarsa liquidità tipica di questi fondi. Sicuramente l'MTF classe 2, segmento nel quale sono quotati, è poco frequentato e gli scambi, già molto rarefatti, si concentrano su un numero ben definito di Fondi. Mercato che, proprio per queste caratteristiche, non prevede la negoziazione in continua ma solamente due aste.

Altri vedono lo sconto come la manifestazione esplicita del rischio che da oggi fino alla scadenza del fondo, giorni in cui si vendono gli immobili, i prezzi di questi ultimi scendano e che quindi il NAV sia solamente un valore di facciata, teorico, non garanzia di uguale entrata nel momento concreto della vendita degli assets. Questa teoria vorrebbe quindi lo sconto ridursi progressivamente, fino ad azzerarsi  il giorno di scadenza del fondo, data in cui tutte le plusvalenze vengono incassate.

Infine, una minima parte di tale sconto, può essere spiegata con la scarsa trasparenza e chiarezza nelle politiche gestionali di alcune SGR, poco affini ad aprirsi completamente al pubblico.

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Fondi chiusi immobiliari italiani: trattamento fiscale e oneri commissionali

Entriamo più nello specifico, senza dimenticarci degli aspetti commissionali dei fondi.

Cerchiamo come prima cosa di “sbrogliare la matassa” della tassazione dei fondi immobiliari italiani, croce e delizia di molti risparmiatori. Fino al 31/12/2003 su questa tipologia di fondi veniva applicata a monte un'imposta sostitutiva, pari all'1% del valore netto contabile del fondo (imposta patrimoniale già scalata progressivamente dal valore della quota che era quindi al netto della stessa), esonerando quindi i partecipanti dall’assolvimento di ulteriori oneri impositivi sui proventi da essi percepiti.

Dal 1° gennaio del 2004 invece, il D. Legge 269/03 ha abolito l'imposta di cui sopra sostituendola con una ritenuta d'imposta del 12.50% per i privati e a titolo di acconto per le imprese commerciali. La tassazione sui privati viene applicata direttamente dal proprio intermediario, che funge da sostituto di imposta, e va a colpire i proventi distribuiti dal fondo (una specie di dividendi) e quelli realizzati con il riscatto o vendita sul mercato delle quote (redditi da capitale). Vanno però fatte due precisazioni. L’ammontare del dividendo, in alcuni casi, non viene interamente tassato al 12.5%: vi può infatti essere una minima parte esente da ogni tipo di ritenuta. Inoltre mentre chi ha acquistato i fondi dal 01/01/2004 si trova a pagare un’imposta sul capital gain che colpisce la differenza tra prezzo di mercato di acquisto e prezzo di vendita,  chi vi ha investito negli anni precedenti il 2004 ha come prezzo di carico fiscale non il prezzo di acquisto sul mercato ma il NAV del fondo al 31/12/2003.

Passando ora alla componente più “delicata”, i costi per chi vi investe, premetto che l’analisi che trovate qui di seguito è indicativa in quanto ogni fondo ha voci di costo diverse e sarebbe opportuno leggere nel dettaglio il prospetto informativo per approfondirne la conoscenza.

Detto questo entriamo nello specifico partendo dalla nascita del fondo. In questa sede il sottoscrittore deve versare una “commissione di sottoscrizione” (fissa o in percentuale della somma investita) che è la prima fonte di guadagno, e tra le più importanti, per l’emittente. Qualora invece decida di acquistarlo direttamente sul mercato regolamentato italiano (MTF) paga la commissione di intermediazione trattenuta dalla propria banca, diversa tra i vari istituti di credito.

Esistono inoltre anche una serie di piccoli oneri a carico del fondo e, quindi, di riflesso, dell'investitore. Tra questi abbiamo la commissione annua di gestione spettante alla SGR, il compenso per gli esperti indipendenti che devono fare perizie e valutare gli immobili ogni 6 mesi, il compenso della Banca Depositaria, le spese di manutenzione e ristrutturazione degli immobili, quelle inerenti l'acquisizione e le vendite degli stessi da parte della SGR, oltre ad altre spese varie.

Solo in alcuni casi esiste anche una provvigione pari al 20% dell’extraperformance ottenuta dal fondo rispetto all’obiettivo prefissato. Ne deriva che il fondo a scadenza trattiene una parte del NAV da rimborsare agli investitori per coprire questa provvigione, i costi sostenuti per liquidare gli immobili e il prelievo fiscale. Questo potrebbe essere un ulteriore fattore, insieme a quelli trattati nell’articolo relativo alle caratteristiche dei fondi immobiliari, a sostegno delle motivazioni che spiegano lo sconto del prezzo di Borsa rispetto al NAV.

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Fondi immobiliari: alcune precisazioni su come funzionano

A differenza dei normali fondi di Investimento un “Fondo Chiuso” determina in partenza la propria dimensione e, una volta raccolto tutto il denaro, non è più disponibile ad altri investitori

di Redazione Soldionline

Articolo a cura di JCAssociati

Sollecitati da alcuni lettori, indichiamo alcuni elementi (da molti risparmiatori non conosciuti), relativi ai Fondi Immobiliari, che sono fondamentali per una scelta corretta e consapevole di queste tipologie di strumenti.

I Fondi Immobiliari sono “fondi chiusi”
A differenza dei normali fondi di Investimento, nei quali un investitore può sottoscrivere o riscattare liberamente le quote, andando ad aumentare o diminuire le disponibilità investibili del Fondo, un “Fondo Chiuso” determina in partenza la propria dimensione e, una volta raccolto tutto il denaro, non è più disponibile ad altri investitori.
I Fondi Immobiliari distribuiti in Italia ai risparmiatori privati però sono quotati alla Borsa Italiana, per cui chi li vuole comprare in un periodo successivo alla fase di sottoscrizione, lo può fare acquistando la quota come si farebbe come con una azione.
Ovviamente il prezzo di acquisto può essere diverso rispetto al “NAV” (cioè il valore dichiarato del portafoglio immobiliare).
Acquistare un Fondo Immobiliare ad una quotazione inferiore al suo “NAV” tuttavia non equivale necessariamente a fare un buon affare, visto che il valore di un portafoglio immobiliare non può essere certo. Vi sono infatti numerosi casi di fondi immobiliari che quotano cronicamente molto al di sotto del “NAV” dichiarato dal gestore.

I Fondi Immobiliari hanno una scadenza
Ogni fondo immobiliare ha una data di scadenza specificata sul prospetto; ciò significa che entro quella data il portafoglio di immobili deve essere stato liquidato e i soldi restituiti agli investitori.
Questo significa che i possessori di quote del Fondo, subiscono il rischio di oscillazione dei prezzi nella fase finale di vita dello stesso.
Questo rischio può essere tutt’altro che insignificante, come sanno bene p.es.gli investitori del Fondo “Portfolio Immobiliare Crescita”, andato in scadenza nella seconda metà del 2008, subendo quindi nella fase di vendita le conseguenze negative dell’esplosione della crisi.
In alcuni casi i gestori del Fondo possono chiedere una proroga o “periodo di grazia”, che non necessariamente viene accordato da Banca d’Italia e che comunque non può essere eccessivamente lungo (massimo due-tre anni).

I Fondi Immobiliari hanno leva finanziaria
La maggioranza dei fondi immobiliari opera anche attraverso la leva finanziaria, indebitandosi per investire una cifra maggiore rispetto a quella conferita dai sottoscrittori.
Ovviamente la leva consente guadagni maggiori in caso di salita dei valori degli immobili e viceversa. Inoltre, la possibilità di leva finanziaria può acuire le problematiche di smobilizzo in prossimità della data di scadenza sottolineate al punto precedente.

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Un fondo è a distribuzione dei proventi se, di norma una volta o due all’anno, liquida in contanti un dividendo al sottoscrittore.
Si tratta di solito di fondi comuni nel cui portafoglio sono presenti prevalentemente titoli obbligazionari oppure titoli azionari di società che solitamente pagano ricche cedole agli azionisti.
I fondi a distribuzione dei proventi sono particolarmente adatti ai risparmiatori abituati alle cedole periodiche dei titoli di Stato (come, per esempio, quelle dei Btp e dei Cct) o ai cosiddetti cassettisti azionari, ovvero coloro che investono in titoli azionari solidi puntando sia sui loro dividendi azionari annuali e sia sulla rivalutazione del prezzo di Borsa nel medio lungo termine.
Il risparmiatore deve però valutare se i flussi annuali incassati siano o meno effettivamente necessari.
In altre parole, se i dividendi incassati in contanti servono a rinforzare il reddito o la pensione o a garantirsi qualche extra che migliora il tenore di vita, hanno certamente senso.
Al contrario se si tratta di somme non strettamente necessarie al bilancio familiare e che rischiano di restare ininfluenti sul conto corrente meglio optare per un fondo ad accumulazione dei proventi che reinveste automaticamente i dividendi e le cedola incamerate dai titoli in portafoglio.

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Il Mercato Telematico dei Fondi

Nato il 1° Luglio del 2002 e operativo dal 30 Settembre del medesimo anno, il Mercato Telematico dei Fondi è il segmento dedicato alla quotazione e alla negoziazione degli ETF, degli OICR indicizzati, dei fondi chiusi mobiliari e immobiliari e, da Marzo 2006, delle Investment Companies

di Mirco Leonelli

A seguito delle crescenti esigenze della clientela, sempre più sofisticata e alla ricerca di prodotti che consentano di investire, a costi contenuti, in mercati/settori inaccessibili fino a qualche anno fa, negli ultimi anni sono nati vari strumenti finanziari. A fronte di questo proliferare di prodotti, la Borsa Italiana ha provveduto a “catalogarli” attraverso una profonda riorganizzazione dei mercati, creando segmenti omogenei per tipologia di prodotti negoziati e orari di negoziazione.

In quest’ottica sono nati, tra gli altri, il mercato SeDeX e il Mercato Telematico dei Fondi (MTF). Quest’ultimo è suddiviso in tre segmenti ben delineati, quali:

  1. MTF classe 1, dedicato alla quotazione e scambio di ETF (Exchange-Traded Fund), OICR indicizzati (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio) e Sicav Indicizzate;
  2. MTF classe 2, specifico per Fondi Chiusi Mobiliari e Fondi Chiusi Immobiliari;
  3. MTF classe 3, nato il 1/3/2006 e riservato alle Investment Companies.

Nel primo segmento, ad oggi, sono quotati solamente ETF (fondi “passivi” quotati come una normale azione), nella misura di 31 fondi, che consentono di investire su indici azionari internazionali, panieri di obbligazioni corporate e di titoli di Stato.

Gli investitori possono negoziare questi strumenti finanziari in continua (nessuna asta), una modalità di scambio che si protrae dalle 9.05 della mattina fino alle 17.25. Durante questo arco temporale avvengono diversi scambi a prezzi che si possono discostare l’uno dall’altro.

I Fondi inclusi nella classe 2, invece, consentono agli investitori di approcciare il mercato immobiliare nella sua globalità (immobili residenziali, di pregio, negozi, centri commerciali ecc...) oppure di investire, nel caso di Fondi Mobiliari, in società di piccole-medie dimensioni appena nate o che stanno sviluppando interessanti progetti di crescita.

Data la loro minore liquidità, gli strumenti quotati nella classe 2 vengono, a differenza della prima classe, scambiati con le sole modalità d’asta, con i seguenti orari:

  1. 00 – 10.55 Asta di apertura (pre-asta)
  2. 56 – 10.58 Asta di apertura (validazione)
  3. 58 – 11.00 Asta di apertura (definizione di un unico prezzo al quale si scambiano tutte le proposte che si possono incrociare)
  4. 00 – 16.30 Asta di chiusura (pre-asta)
  5. 31 – 16.35 Asta di chiusura (validazione e chiusura, con definizione del prezzo di chiusura al quale si incrociano altre proposte, diverse da quelle eseguite nella prima asta).

Questi orari di negoziazione vengono estesi anche al neonato MTF classe 3 dedicato alle Investment Company ovvero alle società per azioni il cui oggetto sociale esclusivo prevede l’investimento in partecipazioni di società quotate e non. In ogni caso, per tutte le tre classi il lotto minimo di negoziazione è di un’unità.

Per i primi due segmenti è prevista dal regolamento di Borsa la presenza di almeno uno specialist ovvero di un intermediario finanziario (banca, sim) che ne deve supportare la liquidità esponendo continuamente proposte di acquisto e vendita per quantitativi minimi e secondo le modalità stabilite da Borsa Italiana nel provvedimento di inizio delle negoziazioni.

Infine, cosa molto importante, ricordate che il patrimonio dei fondi trattati sopra è distinto a tutti gli effetti da quello della società di gestione del risparmio e da quello di tutti gli altri partecipanti (nonché da quello di ogni altro fondo gestito dalla medesima SGR).

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