I FILOSOFI ANTICHI E MODERNI

Per questa " Cronologia del pensiero filosofico " mi sono riferito alla voce sul web " Cronologia della filosofia - Wikipedia ", operando una fusione tra l' indice e la successiva tabella esplicativa, ad esso collegata.

Per brevità, alcuni filosofi  minori sono state cancellati dalla lista, ma in compenso ho in mente, al contrario,  di ampliare le notizie ed i concetti sia sui filosofi di maggiori importanza e sia relativamente alle voci delle varie correnti di pensiero. L' obiettivo di questo lavoro è quello di dare maggiore enfasi ai concetti più importanti, e al tempo stesso ridurre e semplificare i passaggi per  arrivare ai concetti- chiave. 

Buona lettura.

NOTA AUTORE: ARTICOLO IN COSTRUZIONE.

Cronologia della filosofia - Wikipedia

Filosofia antica

Ø  Presocratici 600 a.C. - 400 a.C.

v  Grecia Classica 450 a.C. - 322 a.C. (morte di Aristotele)

Ø  I tre grandi Ateniesi

Ellenismo e tarda antichità 300 a.C. - 300 d.C.

Ø  L'Accademia

Filosofia medievale

Ø  Patristica 100 – 500

  • Padri della Chiesa
  • Ignazio d'Antiochia († 107)
  • Policarpo di Smirne (69 – 155)
  • Eretici e Gnosi
  • Basilide (125 ca.) - L'anima è uno straniero smarrito sulla terra - La sfera di dio si raggiunge staccandosi da tutte le cose terrene
  • Mani (216 - 276 ) - Religione persiana del Manicheismo - Salvezza grazie alla vittoria della luce sulle tenebre
  • Apologeti
  • Giustino (100 - 163 ) - La Filosofia conduce a Dio, ma le domande fondamentali trovano risposta solo nelle scritture.
  • Atenagora (130 – 190) - Lettera di implorazione per i cristiani all'imperatore Marco Aurelio
  • Ireneo (120 – 200) - Come vescovo di Lione oppose gli eretici - È considerato il fondatore della dogmaticità della chiesa
  • Tertulliano (160 – 225) - Come primo scrisse in latino e creò importanti concetti del latino ecclesiastico - La filosofia ha solo il compito di complementare la dottrina della chiesa
  • Cipriano (200 – 258) - Battesimo dei bambini - Sviluppò la dottrina della fede come pietà di dio
  • Sistematizzazioni Teologiche
  • Agostino (354 – 430) - Creò la teologia di fondo per quasi 1000 anni di storia - Teoria della predestinazione: perdono per il peccato originale e salvezza per Grazia di Dio - Nella Città di Dio propose la separazione di Stato e Chiesa Filosofia del tempo e del dubbio

Ø  Scolastica 500 – 1400

Ø  Filosofia araba ed ebraica nel Medioevo

Ø  Umanesimo e Rinascimento 1400 – 1600

v Età moderna 1600 – 1800

Ø  Età Barocca

  • Empirismo
  • Francis Bacon (1561 – 1626) - Sapere è Potere - Promosse la ricerca della conoscenza naturale - Scrisse un'Utopia: La Nuova Atlantide
  • Thomas Hobbes (Thomas Hobbes) - Diritto di Natura: bellum omnium contra omnes homo homini lupus est - Soluzione: Stato come contratto sociale
  • John Locke (1632 – 1704) _ La Coscienza è alla nascita una tabula rasa tutta la conoscenza proviene dai sensi (sensismo) - Libertà, Uguaglianza, Persona e Proprietà sono diritti inalienabili
  • George Berkeley (1685 – 1753) - Empirista e Idealista - Essere significa essere percepito (esse est percepi) - Il Mondo è un fenomeno prodotto dalla Coscienza umana
  • David Hume (1711 – 1776) - Non solo importante economista e teorico del liberalismo ma anche moralista che inventò l'osservatore esterno
  • Razionalismo
  • René Descartes (1596 – 1650) Il dubbio sistematico come causa del cartesianismo - Dualismo tra mente (res cogitans) e corpo (res extensa) - Importante anche come matematico (geometria analitica) e teorico della scienza
  • Blaise Pascal (1623 – 1662) - Matematico (calcolo delle probabilità) e Letterato I Pensées sono pensieri personali sulla sofferenza e sulla fede
  • Baruch Spinoza (1632 – 1677) - Dio come unica sostanza infinita (monismo) – Panteismo
  • Leibniz (1646 – 1716) - Dottrina delle monadi (Monadologia) con Dio come monade suprema - Armonia prestabilita (dualismo) - Calcolo infinitesimale e calcolo combinatorio - Primo teorizzatore dell'inconscio
  • Altri filosofi
  • Michel de Montaigne (1533 – 1592) - Fondatore della saggistica - Umanista e scettico
  • Giambattista Vico (1668 – 1744) - Filosofo della Storia - intima correlazione tra Filosofia e Filologia

Ø  Illuminismo

  • Francia
  • Montesquieu (1689 – 1755) - Filosofo della storia e teorico dello Stato - Con l'idea della divisione del lavoro diede le fondamenta per la Costituzione americana
  • Voltaire (1694 – 1778) - Critico dell'assolutismo e del feudalesimo - Con l'idea della divisione del lavoro diede le fondamenta per la Costituzione americana ..ctrl !
  • Rousseau (1712 – 1778) - L'uomo è predeterminato - Volonté générale (opinione comune) come regolativa - Pedagogia come costruzione dell'istinto sociale
  • Denis Diderot (1713 – 1784) - Fondatore dell'Enciclopédie
  • Jean d'Alembert (1717 – 1783) - Matematico e Fisico - Importante partecipazione nell'enciclopedia
  • Condorcet (1743 – 1794) - Enciclopedista liberale - Rinunciò al suo titolo nobiliare
  • Inghilterra
  • Isaac Newton (1642 – 1727) - Filosofo naturale. - Philosophiae Naturalis Principia Mathematica (1687)
  • Lord Shaftsbury (1671 – 1713) - Scrisse sulla libertà e sulla morale Combatté contro l'egoismo di Hobbes
  • Germania
  • Johann Heinrich Lambert (1728 – 1777) - Matematico e gnoseologo - Ebbe stretti contatti epistolari con Kant
  • Immanuel Kant (1724 – 1804) - Massimo teorico dell'illuminismo - L'uomo ha la legge morale in sé - Distinzione tra realtà conoscibile (fenomeno) e cosa in sé (noumeno)

v XIX secolo

  • Romanticismo
  • Friedrich Heinrich Jacobi (1743 – 1819) - La filosofia guida all'ateismo e al fatalismo - La ragione si riferisce alla ricezione di cose ultrasensibili per le quali si può solo aver fede
  • Friedrich Schlegel (1772 - 1829) - Filosofo della cultura e della lingua Fondò la scuola romantica
  • Friedrich Schleiermacher (1772 - 1829 ) - Avversario di Hegel nell'università di Berlino - Importanti stimoli per l'ermeneutica
  • L'Idealismo tedesco
  • Johann Gottlieb Fichte (1762 - 1814) - Dalla ragione del soggetto nascono materia, spirito e idee come realtà oggettiva - L'Io produce il non-Io, che è l'oggetto della conoscenza naturale - Dalla coscienza e dall'Io attivo nascono la conoscenza e la libertà
  • Friedrich Schelling (1775 – 1854) - L'Io e il mondo sono uniti nella coscienza di soggetto e oggetto - Tutto è formato da due forze contrapposte - finito e infinito, ecc. m - Arte come organo della filosofia
  • Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770 – 1831) - Il pensiero stabilisce la verità degli opposti - Natura e Spirito sono manifestazioni del proprio intelletto conoscente - Il divenire come dialettica di tesi, antitesi e sintesi - Questo si rispecchia anche nello Spirito soggettivo (scienza naturale), nello Spirito oggettivo (etica e diritto) e nello Spirito assoluto (arte, religione, filosofia).
  • Positivismo e scienza naturale
  • Auguste Comte (1798 – 1857) - Rappresentò uno stretto determinismo e un quadro del mondo meccanicistico - Interpretazione del mondo secondo i tre stadi (teologico, metafisico, positivo)
  • Jeremy Bentham (1748 – 1832) - Fondatore dell'utilitarismo
  • John Stuart Mill (1806 – 1873) - Continuò l'utilitarismo e promosse il suffragio universale Psicologia dell'associazione e teoria dell'induzione
  • Herbert Spencer (1820 – 1903) - Evoluzionismo come applicazione di Darwin alla società
  • Johann Friedrich Herbart (1776 – 1841) - Logica come scienza delle condizioni del significato del concetto – Pedagogo
  • Richard Avenarius (1843 – 1896) - Con Mach fondatore del criticismo empirico
  • Ernst Haeckel (1834 – 1919) - Ampliò la teoria evoluzionistica - Pose Dio uguale alle leggi naturali
  • Materialismo
  • Ludwig Feuerbach (1804 – 1872) - Anche i pensieri e le idee sono forme esteriori della materia - La religione è un fenomeno antropologico (=afferma di ridurre la teologia ad antropologia; secondo lui l'uomo proietta in Dio le proprie aspirazioni e desideri insoddisfatti, creando un idolo in cui si aliena).
  • Karl Marx (1818 – 1883) - L'essere sociale determina la coscienza I filosofi non devono interpretare il mondo ma cambiarlo
  • Friedrich Engels (1820 – 1895) - Compagno filosofico di Marx
  • Trascendentalisti
  • Ralph Waldo Emerson (1803-1882) – Esistenzialismo - Fiducia in se stessi, perfezionismo sovramorale, Oltreanima, gli umori determinano le visioni del mondo, pensatore come rivoluzionario culturale, poeta come liberatore, ideale di un uomo oltre l'uomo, amore della vita intramondana, pensiero affermativo.
  • Henry David Thoreau (1817-1862) – Esistenzialismo - Fiducia in sé, individualismo solitario, disobbedienza civile, autarchia intellettuale, autenticità, vita nell'eterno presente, filosofia della casa.
  • Pensatori solitari
  • Wilhelm von Humboldt (1767 – 1835) - Umanismo e politica della cultura - Il modo proprio della comunità linguistica stabilisce l'autocomprensione - L'uomo di Stato è rappresentante del popolo e non educatore. Precursore del esistenzialismo. Grande pensatore controcorrente.
  • Giacomo Leopardi (1798 – 1837) - L'infelicità è destinata a ogni cosa. Il non senso del tutto. La morte naturale come strumento di salvezza. Critica alla illusioni della società. La ragione e il piacere come strumenti di salvezza o condanna. Scopo della vita deve essere la solidarietà umana dettata dalla razionalità.
  • Arthur Schopenhauer (1788 – 1860) - Il mondo esterno è apparenza - Le rappresentazioni nel tempo e nello spazio sono prodotte dalla Volontà L'egoismo come principale fonte di sofferenze può trovare pace solo attraverso l'arte - Etica fondata sulla compassione
  • Sören Kierkegaard (1813 – 1855) - L'uomo non è capace della trascendenza - Categorie fondamentali di esistenza, angoscia, libertà, scelta.
  • Friedrich Nietzsche (1844 – 1900) - Grande pensatore antisistematico - Contrapposizione tra apollineo (razionale) e dionisiaco (artistico/vitale) - La verità si adagia sul mito, lingua e concetti sono antropomorfi - La vera realtà ha sempre una prospettiva soggettiva - La morale moderna è un segno della debolezza - Nichilismo in cui si legano oltreuomo, eterno ritorno e volontà di potenza
  • Neokantismo
  • Eduard Zeller (1814 – 1908) - Fondatore della gnoseologia come disciplina
  • Otto Liebmann (1814 – 1912) - "Zurück zu Kant!" (Bisogna tornare a Kant)
  • Friedrich Albert Lange (1828 – 1878) - Una storiografia critica del materialismo
  • Hermann Cohen (Non concetti ma giudizi sono il fondamento del pensiero umano Fondatore della Scuola di Marburgo)
  • Paul Natorp (1854 – 1924) - Si occupò soprattutto della logica delle scienze - Rifiuta l'esitenza della "cosa in sé" e delle intuizioni indipendenti dal intelletto.
  • Karl Vorländer (1860 – 1928) - Storico della filosofia e marxista - Biografo e editore di Kant
  • Wilhelm Windelband (1848- 1915) - Dottrina dei valori universali - Verità nel pensare, bontà nel volere, bellezza nel sentire - Capire Kant significa andare oltre.
  • Heinrich Rickert (1863 – 1936) - Filosofia dei valori - Scienza della cultura contro Scienza della Natura
  • Emil Lask (1875 – 1915) - Teoria delle categoria e dei giudizi
  • Robert Reiniger (1875 – 1915) - Teoria delle categoria e dei giudizi
  • Ernst Cassirer (1874 – 1945) - Storia dell'epistemologia - Filosofia delle forme simboliche
  • Alois Riehl (1844 – 1924) - Criticismo per rendere attuale Kant
  • Richard Hönigswald (1875 – 1947) - Il problema del "dato" - Teoria generale del metodo
  • Hans Vaihinger (1852 – 1933) - "Philosophie des Als Ob" - fondatore della rivista "Kant - Studien"
  • Psicologismo
  • Gustav Theodor Fechner (1801 – 1887) - Voleva osservare i comportamenti fisici nella psicologia
  • Eduard von Hartmann (1842- 1906) - Realismo critico - Filosofia dell'inconscio
  • Franz Brentano (1838 – 1917) - Fondatore della psicologia dell'azione - Coniò il concetto di intenzionalità - Diede le prime direttive per la scuola fenomenologica di Husserl
  • Alexius Meinong (1853 – 1920) - Fondatore della Gegenstandstheorie - Importanti contributi alla psicologia gestaltista - Ricerca della contrapposizione tra sentimento e desiderio
  • Pragmatismo
  • Charles Sanders Peirce (1839 – 1914) - La conoscenza è uno scambio tra dubbio e convinzione - Formulò il fallibilismo e il metodo dell'abduzione - Con la sua semiotica diede le basi per la filosofia del linguaggio
  • William James (1842 – 1910) - Scettico e forte empirista - Le teorie si verificano con la spiegazione utile
  • John Dewey (1859 – 1952) - Pragmatismo nell'ambito della pedagogia e della sociologia
  • George Herbert Mead (1863 – 1931) - Interazionismo simbolico - Comportamentismo sociale
  • Ferdinand Canning Scott Schiller (1864 – 1937) - Rappresentante del pragmatismo inglese orientato verso James
  • Filosofia della vita
  • Wilhelm Dilthey (1833 – 1911) - Esperienza dei nessi – Differenza di spiegazione e comprensione - Sviluppo dell'ermeneutica anche nell'arte, nel diritto e nella religione
  • Henri Bergson (1849 – 1941) - Il tempo esperito come stato dell'anima L'intuizione permette la conoscenza dell'essenza del tutto

v XX secolo

Ø  Scienziati, critica culturale e storica, fenomenologia, realismo critico

Ø  Antropologia filosofica, filosofia dell'esistenza, filosofia sociale

  • Antropologia filosofica
  • Max Scheler (1874 – 1928) - Etica dei valori materiale - la persona è l'essere che esponendosi nell'apertura (Weltoffenheit) scopre di essere privo di una forma predefinita e bisognoso di un processo di formazione (Bildung), cioè di nascere una seconda volta
  • Helmut Fahrenbach (*1928) - Antropologia ed esistenzialismo
  • Esistenzialismo
  • Martin Heidegger (1889 – 1976) - Ontologia fenomenologica – l'essere è nell'Esserci (Dasein); Esserci = essere-nel-mondo Esistenziali contrapposti alle categorie – apertura della Cura – esposizione della temporalità (Zeitlichkeit)
  • Jean-Paul Sartre (1905 – 1980) L'esistenza precede il divenire L'uomo è condannato alla libertà La responsabilità non può essere trasmessa
  • Albert Camus (1913 – 1960) L'insensatezza del mondo è fatto - Sisifo come metafora della situazione assurda della vita umana
  • Karl Jaspers (1883 – 1969) - L'uomo non può abbracciare la propria totalità – Le situazioni limite mostrano la dubbiezza della visione scientifica del mondo
  • Filosofia sociale
  • Max Weber (1864 – 1920) -  Scienza libera dal giudizio di valore delle classi sociali - Etica della responsabilità ed etica della convinzione
  • Niklas Luhmann (1927 – 1998) - Fondatore della teoria sistematica della sociologia Variante del costruttivismo radicale - La comunicazione come elemento semplice guida la società
  • Erich Fromm (1900 – 1980) – “L'arte di amare“ - Critico sociale

Ø  Positivismo logico, filosofia analitica, logicismo, razionalismo critico

Ø  Filosofia politica, comunitarismo, neomarxismo e teoria critica

  • Filosofia Politica
  • Friedrich Wilhelm Foerster (1869 – 1966) - Filosofo morale - Pacifista - NS-Gegner
  • Hannah Arendt (1906 – 1975) - natura del potere, analisi sulla politica, l'autorità e il totalitarismo - l'uomo trova se stesso nella vita comune
  • Isaiah Berlin (1909 – 1997) - natura del potere, analisi sulla politica, l'autorità e il totalitarismo - l'uomo trova se stesso nella vita comune
  • Eric Voegelin (1901 - 1985 ) - Teoria dello Stato
  • Robert Nozick (1938 – 2002) - Teoria della società libertaria
  • Comunitarismo
  • Amitai Etzioni (*1929) - La società attiva
  • Michael Walzer (*1935) - Critico del liberalismo
  • Neomarxismo e Teoria critica
  • Max Adler (1873 – 1937) - Austromarxismo
  • Antonio Gramsci –(*1891 – 1937) - Coniò il concetto di società civile
  • Theodor W. Adorno (1903 – 1969) - Dialettica negativa - Teorie estetiche e filosofia della musica
  • Jürgen Habermas (*1929) - Conoscenza e interesse - Teoria dell'atto comunicativo

Ø  Filosofia ebraica, filosofia della religione, altri filosofi

  • Filosofia ebraica
  • Martin Buber (1878 - 1965 ) - Filosofia del Tu - Filosofia del dialogo
  • Franz Rosenzweig (1886 – 1929) - Dialogo interreligioso
  • Filosofia della religione
  • Paul Tillich (1886 – 1965) - Socialista religioso - Vicino al criticismo
  • Karl Barth (1886 – 1968) - Teologia dialettica - Chiesa permissiva
  • Rudolf Bultmann –(1884 – 1976) - Demitologizzazione dei testi - Ontologia dell'esistenza
  • Josef Pieper (1904 – 1997) - Neotomista - Antropologia filosofica
  • Johann Baptist Lotz (1903 – 1992) - Neotomista – Esistenzialismo
  • Romano Guardini (1885 – 1965) - Esposizione esistenziale delle vite e dei pensieri
  • Altri filosofi
  • Hans-Georg Gadamer (1900 – 2002) – Ermeneutica
  • John Rawls (1921 – 2002) - Teoria della giustizia - Liberalismo politico
  • Karl-Otto Apel (*1922) - Trasformazione della filosofia trascendentale - Filosofia del discorso - Teoria dell'agire comunicativo (etica comunicativa)
  • Peter Singer (*1946) - Concetto della persona come problema dell'etica - Eutanasia e aborto
  • Peter Singer (*1946) - Concetto della persona come problema dell'etica - Eutanasia e aborto
  • Peter Sloterdijk (*1947) - Critico della ragione cinica - Visione psico-storica degli accadimenti del mondo
  • Norbert Bolz (*1953) - Filosofo dei media
  • Wilhelm Schmid (1953) - Filosofia dell'arte di vivere
  • Gerhard Vollmer (1943) - Teoria della conoscenza evoluzionistica

Ø  Filosofia della scienza, costruttivismo metodico, filosofia della mente

Ø  Strutturalismo e post-strutturalismo, filosofia postmoderna e femminista, neopragmatismo.

Strutturalismo e Post-strutturalismo

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APPROFONDIMENTI SU : Strutturalismo e Post-strutturalismo

Lo strutturalismo è – in filosofia – quel movimento filosoficoscientifico e critico letterario che, sviluppatosi soprattutto in Francia durante gli anni sessanta, estese all'antropologia, alla critica letteraria, alla psicoanalisi, al marxismo e all'epistemologia, le teorie e il metodo dello strutturalismo linguistico.

In particolare nella critica artistica e letteraria (vedi gli studi di Gérard Genette), è stata applicata la teoria e la prassi strutturalista che considera l'opera presa in esame (testo letterario, creazione pittorica o filmica) come un insieme organico scomponibile in elementi e unità, il cui valore funzionale è determinato dall'insieme dei rapporti fra ogni singolo livello dell'opera e tutti gli altri.

Fra i più importanti pensatori associati allo strutturalismo occorre ricordare il linguista Roman Jakobson, l'antropologo Claude Lévi-Strauss, lo psicoanalista Jacques Lacan, il filosofo e storico Michel Foucault, il filosofo marxista Louis Althusser e il critico letterario Roland Barthes.

Con il termine post-strutturalismo si indica la tendenza, in alcuni filosofi francesi degli anni sessanta e settanta, alla radicalizzazione e al superamento della prospettiva strutturalista in campo filosofico (Jacques DerridaGilles DeleuzeJean-François Lyotard), psicoanalitico (Jacques Lacan), politico e sociologico, in ottica neomarxista (Louis AlthusserMichel Foucault) e nell'analisi del testo letterario (Roland BarthesMaurice Blanchot).

Il prefisso "post", che distingue questa corrente filosofica dallo strutturalismo, non va tuttavia interpretato come il segnale di una contrapposizione; piuttosto che opporsi agli esiti della riflessione strutturalista, infatti, questi pensatori hanno spinto alle estreme conseguenze i concetti e le modalità di svolgimento che le erano propri, fino a dissolverli in direzione decostruzionistacostruttivista, o in ogni caso relativista e postmodernista. Come corrente filosofica, pur non formando una vera e propria scuola (i suoi esponenti sono tuttavia legati fra di loro da molteplici rapporti biografici e accademici), si caratterizza per il rifiuto di attribuire al cogito cartesiano, al soggetto o all'uomo, qualsiasi privilegio gnoseologico o assiologico favorendo invece un'analisi delle forme simboliche, del linguaggio, come costitutive della soggettività piuttosto che come costituite da questa.

Tipici dell'approccio post-strutturalista sono: la ripresa di motivi nietzscheani come la critica della coscienza e del negativo (Deleuze) o il progetto genealogico (Foucault), la radicalizzazione e il superamento della valutazione ontologica del linguaggio heideggeriana e una prospettiva anti-dogmatica e anti-positivista.

POST- STRUTTURALISMO E PENSIERO POLITICO: SPUNTI DI RIFLESSIONE ATTRAVERSO FOUCAULT E DERRIDA

Introduzione

 Notiamo, in primo luogo, che Foucault e Derrida sviluppano un pensiero che si può determinare non solo come filosofia politica, e cioè un pensiero che, pur non trattando specificamente concetti e teorie politiche, ha implicazioni politiche, ma anche come filosofia della politica, e cioè un pensiero che istituzionalmente tratta temi e concetti politici.  In particolare, è in Foucualt e Derrida che maggiormente si coglie anche una filosofia della politica, ossia delle trattazioni diffuse e sistematiche su temi istituzionali del pensiero politico come potere, libertà, sovranità(in Foucault) o democrazia, diritto, Stato (in Derrida). In particolare, il percorso teorico di Foucault permette di declinare l’analisi del governo degli uomini attraverso le categorie del  potere e della biopolitica, delineando parallelamente una critica del paradigma neoliberale. Foucault abbandona, infatti, l’ottica esclusivamente giuridica della sovranità e delle istituzioni, dal momento che egli considera le istituzioni non come l’oggettivazione di uno spazio comune, ma come “la codificazione di rapporti di forza”. Egli, in quest’ottica, assume che non esistono idee o valori universali: ogni concetto, ogni idea è semplicemente frutto di un “discorso” che si afferma a un  certo punto nella storia. Per “discorso”, Foucault non intende tanto una ideologia, o una sorta di spirito del tempo; piuttosto, i discorsi sono le lenti con cui gli uomini hanno visto le cose, hanno pensato e agito, lenti che sono imposte sia ai dominanti che ai dominati, non menzogne inventate dai primi per ingannare i secondi e giustificare il proprio dominio.
La prospettiva del post-strutturalismo foucaultiano è attenta, pertanto, a cercare di spiegare come, dal processo continuo dei conflitti strategici tra attori, possa nascere un sistema di posizioni di potere tra loro connesse, ossia un ordine di dominio sociale
Si tratta così di superare le teorie dello Stato repressivo per andare verso un’analisi più raffinata di un Potere reticolare, quotidianamente molecolare, che producendo
sapere, linguaggio, piacere, sofferenza, diventa una vera e propria rete che attraversa l’intero corpo sociale. Queste ricerche che esplorano governo degli uomini, controllo politico, etica e sovranità, culminano nel concetto di biopolitica, divenuto cruciale nel dibattito contemporaneo. Foucault intende, con il termine biopolitica, il modo con cui si è cercato, a partire dal XVIII secolo, di razionalizzare i problemi posti, alla “pratica governamentale”, dai fenomeni specifici di un insieme di esseri viventi costituiti in
popolazione: salute, igiene, longevità, razze.
Egli coglie come, dal momento in cui i processi della modernità si consolidano, si determina, parallelamente, la condizione per cui il potere, anziché esercitarsi dall’alto al basso, ossia verticalmente, diventa una pratica che si costruisce orizzontalmente; gli individui, cioè, imparano a sentirsi autonomamente sottoposti a forme di potere. Questo fenomeno è determinato sia dalla diffusione di scienze come la psicologia, la sociologia, la criminologia, sia dalle nuove modalità di gestione dello spazio e del
tempo, nonché dalle istituzioni, quali scuole, ospedali, carceri, che inducono una particolare  fenomenologia della vita sociale, ossia appunto una biopolitica: gli studi foucaultiani hanno emblematicamente mostrato che la modernità ha determinato una dimensione fortemente sistemica, in cui esiste esclusivamente un soggetto fondato sulla conoscenza, che si contrappone al soggetto del mondo greco-romano, fondato, invece, sulla cura di sé.
Dunque, «Le discipline del corpo e le  regolazioni della popolazione costituiscono i due poli intorno ai quali si è sviluppata l’organizzazione del potere sulla vita»
Ė in questo contesto che il liberalismo viene colto,  criticamente, da Foucault come un passaggio fondamentale: sino al XVIII secolo, il principio del  diritto poneva un limite al sovrano; successivamente, invece, la ragione di governo non ruota più attorno alla questione del diritto o della legittimità del sovrano, bensì attorno alla questione di
«come non governare troppo»
Lo strumento intellettuale che gestisce tale questione è l’economia politica: è il mercato a far sì che un buon governo non sia semplicemente un governo che procede secondo giustizia. Il liberalismo, allora, per Foucault, si inquadra come un metodo di razionalizzazione della pratica governamentale: esso non parte come la teoria della Ragion di Stato, dall’esistenza di quest’ultimo per interrogarsi sulle condizioni del suo potenziamento attraverso l’esercizio del governo, ma dalla società, chiedendosi perché ènecessario un governo e quale tipo di  rapporto esso debba avere nei confronti della società
Frutto del liberalismo è stato, per Foucault, l'originarsi dell'homo oeconomicus, ovvero di una dimensione antropologica lontana sia dal meccanismo giuridico-politico di legittimazione del potere sovrano, tipico della modernità classica, sia dall'idea del sovrano come supervisore indiscusso della economia.
In conseguenza di tutte queste argomentazioni, la filosofia politica che si individua nel post-strutturalismo di Foucault si può forse inquadrare come una rinuncia alla riflessione sul potere legittimo, motivata tanto dalla consumazione postmoderna della razionalità e del trascendentale, quanto dal sospetto che questi criteri mettano capo in fondo alla legittimazione di poteri esistenti: si tratta di una rinuncia che, quindi, lascia spazio per una politica intesa essenzialmente come resistenza e destabilizzazione.


La lettura derridiana: una dislocazione dei concetti politici.

Se il contributo di Foucault alla riflessione filosofico-politica appare dunque rilevante, non meno influente si può considerare quello di Jacques Derrida che ha affrontato, sostanzialmente a partire dagli anni Novanta, sempre più frequentemente i nodi politici determinatisi nella società contemporanea. Nell’opera di Derrida, va precisato, non si trova una risposta, intesa come soluzione teorica, alla complessa evoluzione della politica contemporanea; si trova, però, una «sollecitazione del concetto del politico», che permette di pensare «uno spazio altro del politico»
Il  decostruzionismo di Derrida si può considerare una forma di analisi epistemologica delle categorie filosofico politiche, che hanno maggiore rilevanza rispetto all’evoluzione della società tardo moderna (democrazia, cosmopolitismo, Stato, legge-diritto-giustizia, multiculturalismo, cittadinanza, ecc.). É così il rapporto tra Stato e politica a essere
messo in discussione e ripensato, soprattutto in rifermento al contesto della democrazia. Oggi, la democrazia è considerata come un punto di approdo imprescindibile per una autentica società libera, ma nella tradizione della storia delle dottrine politiche e della filosofia politica, non di rado, si è guardato alla democrazia con sospetto o
preoccupazione, basti ricordare le osservazioni di Friedrich Nietzsche o quelle di Alexis Tocqueville, solo per fare alcuni esempi tra i primi che vengono in mente e che, in genere, sono ritenuti paradigmatici al riguardo. Quindi, quello della democrazia è un concetto più articolato di quanto si possa ritenere e non immune da una componente ideologica.
Secondo Derrida, la radice della democrazia (intesa, va precisato con attenzione, come democrazia a venire, non ancora realizzata) andrebbe individuata in «un’alterità senza differenza gerarchica», ossia richiederebbe una forma di uguaglianza che si sottrae allo schema tipico della società occidentale e della sua tradizione che si fonda sul
razionalismo, sulla preminenza dell’elemento maschile, del legame di familiarità e di fratellanza, dell’autoctonia, della nascita e della nazione. La democrazia appare
come una forza che oscilla tra le dimensioni dell’uguaglianza e della libertà, poiché la democrazia non è né un regime, né una costituzione in senso stretto, come testimonia la pluralità di concretizzazioni in forme politiche differenti del concetto di democrazia: democrazia parlamentare, monarchica, popolare, diretta o indiretta, liberale, democrazia autoritaria, socialdemocrazia, ecc.
E, dunque, il concetto di democrazia, da una parte, si lega alla sovranità statale-nazionale, all’autoctonia, al diritto di cittadinanza per nascita. D’altra parte, la democrazia si lega, e qui sta il suo rinvio, al cosmopolitismo, all’avvenire del diritto internazionale e alla distinzione tra Stati legittimi e Stati che non lo sono. Queste considerazioni assumono alcune implicazioni influenti in chiave giuridico-politica. Infatti, la giustizia, in tale analisi non ha luogo, non può essere circoscritta all’interno di una qualsiasi delimitazione spazio-temporale, tant’è che essa si realizza con l’atto finale, con il nome di chi emette la sentenza. Le leggi non sono giuste in quanto leggi, non si obbedisce loro perché sono giuste ma perché hanno autorità e l’autorità delle leggi si fonda esclusivamente sul credito che si accorda loro.
Il percorso di lettura derridiano, insomma, spingendosi fino al limite in cui la fondazione del giuridico-politico è sospesa sull’abisso dell’anomia, mette in luce l’essenziale decostruibilità del diritto e di ogni assetto istituzionale. Ne risulta influenzato, quindi, il modo in cui valutare i concetti di fondazione e limite della sovranità: il momento della fondazione di uno Stato non può essere pensato come un’origine pura, poiché esso eccede la norma che lo fonda. Nel decostruzionismo, la promessa democratica, custodisce «un rapporto escatologico all’avvenire di un evento e di una singolarità, di un’alterità inanticipabile» Il pensiero politico di Derrida permette di leggere e interpretare concetti e problemi cruciali all’interno del lessico politico contemporaneo, perché c’è una solidarietà di fondo tra l’ontologia e la politica di Derrida: etica e politica non si limitano a constatare il dato, ma si riferiscono anche a qualcosa che non ha ancora avuto luogo, alla speranza di un rischiaramento.

Valutazioni conclusive.
La conoscenza della politica (e dei suoi concetti-chiave) che si può determinare attraverso la lettura delle teorie post-strutturaliste, in definitiva, non è una conoscenza rassicurante, istituzionalizzante; essa riconduce la politica alla sua dimensione problematica, drammatica, polisemica, veicolando una modalità di comprensione più orientata a cogliere nessi e implicazioni, che a delineare prospettive nette e definitive. In definitiva, Foucault permette una trattazione del politico da un punto di vista storico-sociale, insistendo sulle logiche del governo, della ‘microfisica del potere’ e della libertà; Derrida, ripercorrendo e decostruendo la storia del pensiero politico, riafferma il nesso tra linguaggio e politica, cercando di sfuggire agli effetti della dissoluzione della dialettica. Per tali motivi, gli studi post-strutturalisti in generale e quelli di Foucault e Derrida in particolare, possono aiutarci a evitare, nella filosofia politica, visioni e interpretazioni unidimensionali o riduzionismi troppo immediati, favorendo un’apertura di riflessione più profonda e più attenta sul senso civico e politico del mondo contemporaneo. E questo, in fondo, resta un aspetto certamente cruciale e considerevole, anche molto concretamente, per sfuggire quelle derive populiste e quelle banalizzazioni e carenze ideali, che, da tempo, ormai influenzano pericolosamente la sfera politica e le stesse modalità con cui a vario titolo essa viene considerata, tanto dagli studiosi che dagli uomini comuni.

@@@ --->  FINE DEGLI APPROFONDIMENTI SU: Strutturalismo e Post-strutturalismo

  •  Ferdinand de Saussure (1857 – 1913) - Teorico del linguaggio, il cui metodo fu trasformato in senso filosofico
  • Jacques Lacan (1901 – 1981) - Psicoanalista - L'universo del soggetto consiste dell'immaginario e del simbolico
  • Michel Foucault (1926 – 1984) - Critica la logica del capitalismo avanzato - Analisi del discorso come archeologia del sapere
  • Jacques Derrida (1930 – 2004) - Compito delle filosofia è la decostruzione - La democrazia è l'obiettivo dell'etica.
  • Paul Ricoeur (1913 – 2005) - Analisi fenomenologica del linguaggio riflettendo su Heidegger - Filosofia storica
  • Postmodernismo

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    APPROFONDIMENTI SU : Postmodernismo

    In contrapposizione alle ideologie moderniste e alle utopie illuministe, il postmodernismo ne dichiara la fine e avanza la necessità di una reinterpretazione della storia libera da ogni finalismo, rifacendosi in ambito creativo non tanto ad un nuovo stile quanto alla ripresa di forme estetiche del passato ritenendo degne di considerazione allo stesso modo le opere eminenti e quelle della cultura di massa.

     In senso letterale il concetto di postmodernismo contiene il senso di una posteriorità nei confronti del moderno, ma non tanto in senso cronologico. " indica piuttosto un diverso modo di rapportarsi al moderno, che non è né di opposizione (antimoderno) né di superamento (ultramoderno)". Il concetto viene applicato a diversi settori culturali: nella teoria critica, in filosofiadesignarchitetturaartemusicaletteraturareligionepsicologiasociologiacinema ed anche videogiochi.

    Alcune definizioni di postmodernismo sono:

    • "Il postmodernismo è incredulità nei confronti delle metanarrazioni", Jean-François Lyotard
    • "La teoria del rifiutare le teorie", Tony Cliff
    • "La narrativa postmodernista si caratterizza per il disordine temporale, il disprezzo della narrazione lineare, la commistione delle forme e la sperimentazione nel linguaggio", Barry Lewis, Kazuo Ishiguro
    • "Il postmodernismo sguazza, si immerge, nelle frammentate e caotiche correnti del cambiamento come se non esistesse che cambiamento", David HarveyThe Condition of Postmodernity, Oxford, Basil Blackwell, 1989.
    • "Si potrebbe dire che ogni era abbia la sua postmodernità, e che ogni era abbia la sua forma di manierismo (infatti, mi chiedo se "postmodernismo" non sia semplicemente una forma moderna di *Manierismo*...). Credo che ogni era raggiunga momenti di crisi come quelli descritti da Nietzsche nella seconda delle Considerazioni inattuali, quando tratta della pericolosità dello studio della storia (Storiografia). La sensazione che il passato ci stia incatenando, confondendo, ricattando", Umberto EcoA Correspondence on Post-modernism con Stefano Rosso in Hoesterey,  cit., pp. 242–3
    • "Credo tuttavia che il postmoderno non sia una tendenza circoscrivibile cronologicamente, ma una categoria spirituale, o meglio un Kunstwollen, un modo di operare", Umberto Eco

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  • Gilles Deleuze (1925 – 1995) - La filosofia è continua costruzione di concetti. - Critica della psicoanalisi e del capitalismo.
  • Giorgio Agamben (*1942) - Tramite le reazioni ai suoi avversari, la democrazia rischia di distruggere se stessa
  • Neo-pragmatismo
  • Nelson Goodman (1906 – 1998) - Teoria dei simboli - Modi di generare il mondo
  • Richard Rorty (1931 – 2007) - Il concetto di verità può essere capito solo in relazione alla cultura
  • Robert Brandom (*1950) - Pragmatico del linguaggio
  • Hilary Putnam (*1926 – 2016) - Filosofia della mente - Cervello in una vasca
  • Nicholas Rescher (* 1928) - Pragmatismo metodologico
  • Filosofia femminista
  • Judith Butler (*1956) - Femminismo de costruttivista
  • Julia Kristeva (*1941) - Post-strutturalista

Zeferino

 

 

 

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