Rikki Tikki Tavi, un riassunto

Indice articoli

Rikki cambia casa.

Questa è la storia della grande guerra che Rikki Tikki Tavi combatté da solo, nella stanza da bagno del grande bungalow nell’accantonamento di Segowlee. Darzee,  l’uccello-sarto,  lo aiutò, e Chuchundra, il Topo Muschiato, che mai si spinge nel mezzo del pavimento, ma striscia sempre lungo la parete, gli dette qualche consiglio;  ma fu Rikki Tikki Tavi a sostenere la vera battaglia.  Rikki Tikki Tavi era una simpaticissima giovane mangusta, chiamata così per il suo caratteristico grido di guerra – Riktiktikkitikkitehk! – quando sgattaiolava attraverso l’erba alta. Un giorno Rikki Tikki( così d’ ora in poi lo chiameremo), spazzato via dalla sua tana – dove viveva con il padre e la madre – da un acquazzone di piena estate,  finì svenuto e semiaffogato nel fosso di un bungalow indiano abitato da bianchi. 

 

Quando si riebbe, si trovò disteso al sole caldo, tutto sporco di fango in mezzo al viale di un giardino, e udì un ragazzetto che diceva: ” C’è una mangusta morta. Facciamole il funerale.” “No – disse sua madre – portiamola dentro ad asciugare. Forse non è proprio morta.”

Lo portarono a casa e un omone lo prese delicatamente fra l’indice e il pollice e disse che non era morto ma mezzo soffocato. Allora lo avvolsero nella bambagia e lo riscaldarono finché aprì gli occhi e starnutì. “Ora – disse l’omone, ( era un inglese stabilitosi proprio allora nel bungalow) – non lo spaventate, e vedremo  cosa farà.”

 Le esplorazioni di Rikki.

Spaventare una mangusta è la cosa più difficile di questo mondo, perché è divorata dalla curiosità dalla testa alla coda. Il motto di tutte le manguste è:  “Corri e scopri”; e Rikki Tikki era una vera mangusta. Osservò la bambagia, e capì che non era roba da mangiare; corse tutto intorno alla tavola, sedette, si lisciò il pelo, si grattò e saltò sulle spalle del ragazzo. “Non aver paura, Teddy – disse suo padre – E’ il suo modo di fare amicizia. ” Ohi! Mi fa il solletico sotto il mento”, disse Teddy.

 Rikki Tikki piacque, e divenne  subito la mascotte della casa; ma anche la casa ed i suoi padroni piacquero molto  a Rikki Tikki, che subito decise di non andar via, perché vi erano in quella  casa più cose da scoprire di  quante  tutta la sua  famiglia avrebbe potuto scoprire in una intera vita.

Passò l’intero giorno a girare per la casa, sperimentando, osservando, divertendosi e divertendo i padroni di casa, in una girandola scoppiettante e festosa di situazioni tanto divertenti quanto buffe, ed a volte anche pericolose (… quasi  si annegò nelle vasche da bagno;   si scottò il naso guardando troppo da vicino il  sigaro acceso dell’omone; ecc,).

Il padre e la madre  di Teddy vennero,  per ultima cosa,  a guardare il loro ragazzo, e trovarono Rikki Tikki sveglio sul guanciale. “Questo non mi piace”, disse preoccupata la mamma di Teddy; “ può mordere il ragazzo.” “Non farà mai una cosa simile,” rispose il padre. ”Teddy è più sicuro con quella bestiolina accanto che se avesse un cane da guardia. Se un serpente entrasse nella camera ora…”  Ma la madre di Teddy non voleva nemmeno pensare a una cosa così terribile.

Rikki Tikki, ben educata dalla mamma che era vissuta nella casa del Generale,  a Segowlee, stava brillantemente realizzando il suo sogno di  diventare una mangusta domestica,  e di avere tante stanze dove poter scorazzare, ed un grande e bellissimo giardino, con tanti abitanti interessanti da conoscere . Infatti, correndo  su e giù per il giardino, udì delle voci lamentevoli che uscivano da un cespuglio di spini.

Erano Darzee, l’uccello sarto, e sua moglie. Avevano costruito un bellissimo nido,  riunendo due grosse foglie e cucendone insieme gli orli con delle fibre, e avevano riempito la cavità di cotone e di peluria morbida. Il nido oscillava avanti e indietro, mentre essi,  appollaiati sull’orlo,  si lamentavano.

“Che cosa c’ è?”,  domandò Rikki Tikki.

“Siamo tanto infelici,” rispose Darzee.  “Uno dei nostri piccini è caduto ieri dal nido, e Nag l’ ha mangiato.”

“ Uhm!”  fece  Rikki Tikki, “questa è una cosa molto triste –  ma lo sono un forestiero qui. Chi è Nag? “

Rikki incontra Nag e Nagaina.

Darzee e sua moglie si rannicchiarono giù nel  nido senza rispondere, perché dall’erba folta, ai piedi del cespuglio, veniva un sibilo lieve – un terribile suono da gelare il sangue, che fece fare un balzo indietro di due buoni piedi a Rikki Tikki. Allora, centimetro per centimetro, spuntò dall’erba la testa col cappuccio aperto di Nag, il grosso cobra nero lungo cinque piedi dalla lingua alla coda. Quando si fu rizzato per un terzo da terra, rimase a dondolarsi avanti e indietro proprio come un ciuffo di soffioni oscilla al vento, e guardò Rikki Tikki con gli occhi cattivi del serpente che non mutano mai espressione, qualunque cosa esso pensi. “Chi è Nag?”  egli ripeté. “Sono io Nag. Il grande Brahma impresse il suo segno su tutta la nostra razza,  quando il primo cobra aprì il cappuccio per riparare dal sole Brahma, che dormiva. Guarda, e trema!”

 Rikki Tikki solo per un momento  ebbe paura, ma poi prevalse l’ istinto della sua razza, che consiste nel dar la caccia ai serpenti e nel divorarli. Anche Nag lo sapeva, e in fondo al suo cuore di ghiaccio  ebbe paura.  E  mentre la sua perfida moglie, Nagaina, strisciava  silenziosamente dietro Rikki Tikki per attaccarlo di sorpresa alle spalle, Nag cercò di distrarre Rikki con frasi concilianti.

  “Discorriamo,” disse.  “Tu mangi le uova. Perché non dovrei io divorare gli uccellini?” “ Dietro a te! Guardati dietro!”,  cantò Darzee. Rikki Tikki capì che non c’era da perder tempo a guardare indietro. Spiccò un salto in aria, più in alto che poté, e proprio sotto di lui guizzò, ronzando, la testa di Nagaina,  la perfida moglie di Nag.

Essa si era avvicinata strisciando dietro di lui mentre egli parlava, per finirlo;  ed egli udì il suo sibilo di rabbia per il colpo fallito.  Egli ricadde quasi sulla schiena di Nagaina, e se fosse stato una vecchia mangusta, avrebbe capito che quello era il momento di spezzarle la schiena con un morso solo; ma ebbe paura della terribile sferzata che vibra il cobra all’indietro. Veramente dette un morso, ma non fu  abbastanza lungo e con un salto si mise in salvo dalla coda che sferzava, lasciando Nagaina ferita e furiosa. 

Rikki Tikki si arrabbiò moltissimo, ed era pronto a contrattaccare, ma Nag, dopo aver minacciato Darzee, scomparve  assieme a Nagaina dietro l’erba alta.

Cessato il pericolo,  Rikki Tikki riflettè a lungo. Quanto era successo, era diventato ormai un affare serio per lui: in termini stretti,  la vittoria era solo questione di sveltezza di occhio e di gambe – la sferzata del cobra contro il salto della mangusta.  Ma se voleva salvare Teddy – cui si era oltremodo affezionato – ed i suoi genitori, occorreva anche una strategia. Ci avrebbe pensato, ma per il momento, contento e fiducioso di aver schivato un colpo da dietro, aspettò Teddy che correva giù per il viale per carezzarlo.

 Rikki ammazza Karait.

Ma proprio mentre Teddy si chinava, qualche cosa si contorse lievemente nella polvere, e una vocetta disse: “Bada. Io sono la morte!” Era Karait,  il serpentello bruno color sabbia che sta di preferenza in mezzo alla polvere;  il suo morso è pericoloso quanto quello del cobra, ma Karait è così piccolo che nessuno bada a lui,  e per questo è tanto più nocivo.

Rikki Tikki affrontò in perfetto stile – occhi rossi, e passo caratteristico dondolante e oscillante, ma equilibrato e multidirezionale  – questa improvvisa sfida, particolarmente pericolosa perché Karait, essendo piccolo, può girarsi rapidamente e può sferrare il colpo di coda.

Karait scattò avanti. Rikki Tikki balzò di fianco, poi cercò di corrergli sopra,  ma la perfida testolina grigia di  polvere fischiò ad un capello di distanza dalla sua spalla,  ed egli dovette saltare sopra il corpo del serpente, che gli schizzò dietro.

Teddy gridò verso la casa: ”Oh, guardate! La nostra mangusta sta ammazzando un serpente”; e Rikki Tikki udì la madre di Teddy gettare un grido. Il padre si precipitò fuori armato di un bastone, ma quando arrivò,  Karait aveva per una volta sbagliato la misura ricadendo troppo lontano e Rikki Tikki era scattato e saltato sul dorso del serpente, aveva affondato il muso fra le zampe davanti, addentato il dorso più su che aveva potuto ed era ruzzolato via. Il morso aveva paralizzato Karait, e Rikki Tikki stava per divorarselo, cominciando dalla coda, per pranzo, come era costume nella sua famiglia, quando si ricordò che un pasto troppo abbondante rende pigra e lenta una mangusta, e che se egli voleva aver pronta la sua forza e la sua sveltezza, doveva mantenersi leggero.

 Quella sera, a pranzo, iniziò ad applicare la sua strategia: non si rimpinzò di ghiottonerie, pur avendone la disponibilità; ma si ricordò di Nag e di Nagaina, e  lanciò alcune volte  il suo lungo grido di guerra: “Rikkitikkrtikkitikki thk!”

e-max.it: your social media marketing partner

Stampa Email