Incontrarsi al Bryant Park

Margaret

Incontrarsi al Bryant Park

A lenti passi, Margareth si avvicinò all'ampia vetrata del suo ufficio, al 30° -  ed anche ultimo - piano dell’ HSBC Tower, 452 Fifth Avenue, New York: durante la notte il vento aveva spazzato il cielo da tutte le nuvole, e la vista era magnifica. Allora, come aveva fatto altre volte, prese dalla scrivania la chiave della porta di accesso al terrazzo, fece di corsa le due rampe di scala: due giri nella serratura ed una spinta - e ...

 Ora nulla si frapponeva al suo sguardo e, appagata, poteva guardare fino all’ Hudson a sinistra, all' East River a destra e, dietro di sé, a tutto il Central Park, ... e ancora oltre! Poi, come sempre, il suo sguardo retrocesse lentamente, ripercorrendo a ritroso la visione precedente, fino ad appuntarsi sul Bryant Park proprio sotto di lei: newyorkese da generazioni, amava la sua città, ed in particolare amava quel prato che oggi splendeva come la faccia ben levigata di uno smisurato smeraldo.

Il Bryant Park! … Sempre ben curato e pulito, con tutte quelle sedie e tavolini sotto le piante disposte attorno al rettangolo di prato verde.

Era tutto ok al  Bryant Park! Ed anche quel giorno avrebbe pranzato al Grill, all’ interno del Bryant Park, dove aveva appuntamento con Jeff.
Guardò l’orologio: segnava le h 13:20 ... in tempo per il Bryant Park Grill! 
Dopo pochi minuti, Margareth, di circa anni 35, leggera come una gazzella, capelli lisci spioventi e tagliati corti, occhi azzurro verdi, figura snella, camminava a piccoli passi veloci lungo la W 40 Sth: non furono poche le persone che, incrociandola, si voltarono a guardarla.

Jeff

Jeff guardò il suo orologio da polso: le h13:10!
Abitava nella W 54th St, e prima aveva il proprio conto presso la HSBC Bank al 666 5th Ave, a quattro passi da casa sua. Anche Margareth prima lavorava in questa filiale, e così si conobbero. E però, quando Margareth fu trasferita d’ufficio all’ HSBC Bank, 452 Fifth Avenue, nei pressi del Bryant Park, allora anche Jeff fece trasferire lì il suo conto. Pertanto, continuarono ad incontrarsi.

Occorrevano circa venti minuti a piedi per raggiungere Margareth al Bryant alle 13:30, e quindi, se voleva essere puntuale all' appuntamento, doveva decidere subito. Ci furono attimi di palese e nervosa esitazione. Poi Jeff prese a camminare: con passo deciso svoltò nella 5th Ave, tra il Museo d’Arte moderna ed il Microsoft Store, e scese giù diritto per il Bryant.
Jeff mostrava dai 65 a max 70 anni, statura medio alta, magro, spalle larghe, capelli bianchi ma folti. Camminava assorto nei suoi pensieri … uno di quei tanti che portano addosso stampata la loro solitudine. Era quindi in pensione già da alcuni anni quando conobbe Margareth alla HSBC Bank, 666 5th Ave, la filiale vicino casa sua e dove - come detto - aveva il suo conto.
“Posso essere la sua consulente, se è d’ accordo.” 
Questa fu la prima frase che Margareth gli aveva rivolto. Ed inaspettatamente aveva aggiunto: “Guardi che io sono molto intelligente, e potrei farle fruttare il suo conto!” 
E Jeff aveva risposto si, e ripetuto si, conquistato da quella dichiarazione un poco buffa, ma così simpaticamente disinibita e originale.  

Ora Jeff, camminando, era giunto nei pressi della  St. Patrick's Cathedral. Riemergendo dai suoi pensieri, osservò ancora una volta quelle porte di bronzo all’ ingresso, e le guglie svettanti che sfidavano gli imponenti grattacieli tutto intorno. Poi, proseguendo nel suo cammino, al suo sguardo apparve la vista di Saks: pensò per un attimo al contrasto tra lo stile lussuoso e mondano di quest'ultimo e quello gotico della  cattedrale: uno dei tanti contrasti della Big Apple, che riuscivano sempre a sorprenderlo!

Superata la libreria Barnes & Noble, calcolò che aveva camminato per oltre la metà del percorso.
Giunto infine all’ incrocio con Mac Donalds, svoltò a destra, e prese a camminare sulla W 42nd St. Entrò nel parco all'altezza dei bagni, percorse il lato interno nord della N.Y. Public Library, svoltò a sinistra e dopo pochi passi varcava la soglia della porta d’ ingresso del Bryant Park Grill.
Diede subito uno sguardo veloce ai tavoli rotondi, che erano per la maggior parte per quattro persone, e poi concentrò la sua attenzione sulla lunga fila di tavoli per due persone posta sul lato della vetrata che affaccia sul parco … 

Seguì con lo sguardo quella fila, e la vide proprio all'ultimo tavolo, nell’angolo in fondo! Contemporaneamente anche Margareth lo vide, ed agitò una mano.  

L' appuntamento.

“Ciao”, disse Margareth, stendendo in avanti la mano destra aperta.
“Ciao”, rispose Jeff, e strinse lievemente quella mano.
Margareth era seduta volgendo le spalle alla grande vetrata del Bryant Park Grill prospiciente il prato, e la luce filtrava attraverso i suoi capelli mettendone in risalto il viso. Jeff la guardò: non l' aveva mai vista così bella! 

“Siediti", disse Margareth. 
Jeff prese posto lentamente di fronte a lei, non cessando di guardarla in silenzio.
"Che cosa prendi?", gli chiese disinvoltamente Margareth, cercando al tempo stesso di reagire all'intensità di quello sguardo.

“Niente, grazie”, rispose Jeff.
“Almeno un gelato! Qui lo fanno veramente buono”, insisté Margareth.
“Allora va bene il gelato.” 

Seguì una pausa di silenzio, che nessuno dei due mostrò di voler interrompere. Poi Margareth fece cenno ad un cameriere che  in quel momento  passava accanto al loro tavolo. Dopo l’ordinazione, Margareth sciolse per prima quel silenzio, chiedendogli:
“Allora, cosa volevi dirmi?”

Jeff sembrò esitare, come se non riuscisse a trovare le parole giuste per iniziare. Poi, disse con decisione: 
“Desidero parlarti di una cosa. Per la verità, questa cosa volevo dirtela già da tempo, senza però mai riuscirci, anche perché nel tuo ufficio, quando io inizio a parlare non sono mai sicuro di poter finire, o perché squilla il telefono, o perché entra un collega, o altro...”

“Hai ragione. Ora capisco anche il perché di questo appuntamento. Bene; ora però posso ascoltarti”, replicò Margareth.

Jeff si agitò un poco sulla sedia, come se ora non riuscisse più a trovare la maniera giusta per parlare. Poi, però, con un gesto risoluto, si erse con il busto, e si sporse leggermente in avanti verso lei. Ora il suo tono era deciso, calmo, risoluto.

“Margareth, - disse - ci conosciamo da vari anni, durante i quali ci siamo incontrati nel tuo ufficio, tu come mia consulente finanziaria ed io come tuo cliente, per discutere ovviamente di titoli, di occasioni, di guadagni, di perdite, di acquistare, di vendere; tutte belle cose, ma piuttosto aride. 

A questo punto, Jeff s' interruppe, e stette un poco in silenzio, che Margareth a sua volta interruppe esclamando: "Si, è così! Ma non è certo questo che volevi dirmi!".

"Certo che no! Scusami se non vado subito al fatto".

Seguì una lunga pausa, durante la quale fu evidente lo sforzo di concentrazione di Jeff per fare chiarezza con le parole giuste. 
Poi, con leggera esitazione, continuò: “Ti dico dunque per la prima volta quello che tu già sai, e che cioè mi sei piaciuta fin dall’ inizio. Ma, considerati i molti anni che ho più di te, non ho mai pensato di prendere alcuna iniziativa per un concreto approccio. I comuni limiti e le regole del vivere normale sono chiari anche per me."

... ancora una pausa, la più importante, perché creava spazio per la domanda che Jeff, scommettendo sulla intelligenza e sensibilità di Margareth, aspettava arrivasse, proprio come chi, avendo visto nel cielo in tempesta il saettare di un lampo, ne attende il tuono.  

E Margareth riempì quella pausa esclamando: "Ma, allora, non capisco: cosa vuoi da me?”

“Essere semplicemente amici”, rispose Jeff, "ecco quello che voglio!"

“Ma noi due siamo già amici …!”, replicò prontamente Margareth.

“No, ti sbagli. I veri amici si frequentano.”

“Ma questo è impossibile!”, replicò Margareth. “Abbiamo entrambi i nostri binari”.

“I binari! Quali binari? Noi non siamo treni. Non abbiamo binari, ma sentimenti, ideali, aspirazioni, passioni. E poi, anche i treni a volte deragliano, e allora perché non possiamo deragliare anche noi, se il deragliare ci fa conquistare un poco di felicità e serenità in questo mondo dove si parla di soldi, ancora di soldi, e poi ancora e dannatamente sempre di soldi!"

Un commensale nella sala si voltò verso di loro, e Jeff si rese conto di essersi un poco lasciato andare. Quando il commensale distolse lo sguardo, aggiunse lentamente, con voce sommessa: "Una volta ho letto che un uomo ed una donna, che vivono in posti diversi, si vedono una volta all’anno, da tanti anni, e la cosa continua tranquillamente e felicemente”.
Detto ciò, Jeff tacque. Non voleva né sapeva aggiungere altro.

Margareth rimase a lungo pensierosa, poi risolutamente disse: 
“No, la cosa non può andare. Si comincia con essere solo amici, poi si vuole qualcosa di più, e tu puoi assicurarmi ora di potermi dare quel qualcosa in più anche un domani più o meno prossimo? Ed anche se si, fino a quando?”

Questo non posso dirtelo ora. Potresti dirmelo tu … dopo!", rispose Jeff, con una certa malizia.  Ma quest’aspetto è secondario.”

“No, non chiamarlo secondario. Non te ne accorgi, ma stai ingannando te stesso."

Ed aggiunse, assumendo un tono di serietà e sicurezza: "Stai pur certo che ciò che chiami ora secondario diverrà prepotentemente primario dopo pochissimo tempo, e in tal modo inesorabilmente entreremmo in una spirale che potrebbe distruggere entrambi. Perciò, ti chiedo di fare questo piccolo sforzo oggi, anziché uno più grande domani”.

“Proprio non capisco. Dovrei fare uno sforzo finalizzato a cosa? Uno sforzo per essere infelice? In fondo, ti chiedo di essere solo amici, vedendoci qualche volta, e facendoci solo compagnia. Mi basterà!”

Margareth non rispose, perché non sapeva cosa rispondere.

“Quando posso rivederti?”, chiese Jeff.

Sul viso di Margareth apparvero i segni di un evidente contrasto interiore, quando a voce bassa ma intellegibile, gli rispose dicendo: “Come intendi tu oggi: mai! Come prima, all'ufficio, compatibilmente con gli impegni di lavoro: si, quando vuoi”. 

Jeff si rese conto che non c'era altro da aggiungere, e allora si alzò stancamente dalla sedia, stendendole la mano.

Quando Margareth gliela prese, e leggermente la strinse, sentì una profonda emozione, perché capì quanto Jeff le voleva bene. 
E, d’altra parte, anche la sua stretta di mano dovette comunicare qualcosa di benefico a Jeff, perché per un attimo il suo viso si schiarì un poco, per un calo della tensione che gli si era accumulata dentro.
Subito dopo Jeff si avviò verso l'uscita. Quando Margareth lo vide scomparire, un leggero tremito s' impadronì della sua persona.

Al Sapphyre.

Jeff uscì dal Bryant Park e camminò fino allo incrocio tra la E 42nd St e la 3d Ave. Poi si fermò. Si sentiva come svuotato dentro, e restò per circa un minuto indeciso se tornare a casa a piedi o con il metro. Poi decise: camminare gli avrebbe fatto bene, e gli avrebbe consentito di riflettere con più calma.

Dopo circa 30 minuti, giunse in prossimità dell’incrocio della 3d Ave con 60nd St, vicino casa sua. Pensò che non era una buona idea rientrare subito: oltretutto era anche affamato. Meglio il Sapphyre, Prime 333, lì vicino…si sarebbe anche distratto!

Alla reception immediatamente un addetto si offrì di accompagnarlo, e così Jeff fu introdotto in una spaziosa sala rettangolare.  
Dappertutto luce diffusa, rossastra, che creava penombre. Sul lato sinistro, un bar con sgabelli alti, un grande specchio rettangolare con vari ripiani, su cui stavano bottiglie di vini e champagne ben selezionate, nonché di acquaviti e liquori  di gran marca. Al Sapphyre gli alcolici scorrono a fiumi!
Al centro troneggiava una piattaforma con la sbarra verticale di acciaio, lucidissima, per l’esibizione delle ballerine. Tutto intorno erano sistemati tavolini piccoli, con ripiano tondo, circondati ciascuno da quattro comode poltrone in pelle marrone, con schienale alto e avvolgente, due da parte opposta a ciascun tavolino e due affiancate.

Jeff prese posto ad un tavolino a pochi passi dalla piattaforma, in una delle due poltrone laterali  ancora libere, mentre le altre due erano occupate da una coppia sui quaranta, di aspetto discreto e un poco riservato. Ordinò una  bistecca e come vino scelse un Cabernet Sauvignon.
Alla sbarra era un continuo avvicendarsi di ballerine dalle misure del corpo  perfette, che si esibivano in eccellenti acrobazie, singolarmente o anche in coppia, mostrando le notevoli parti del loro corpo sotto tutte le angolazioni possibili. 
“Perfetto, tutto perfetto, ma alla lunga anche stancante! Sarebbe ora di andar via!”, pensò Jeff, che ormai aveva consumato la bistecca.
Stava per alzarsi dalla poltrona, quando notò che l’attenzione di alcuni vicini di tavolo era ora rivolta verso una signora snella e leggera che a passi lenti si dirigeva proprio verso la poltrona libera accanto.
Con semplicità, la signora snella e leggera salutò Jeff e la coppia accanto, e poi prese posto con pochi movimenti flessuosi ma naturali.
“Spettacolo noioso, vero?”, disse senza preamboli a Jeff, che rimase stordito da questa semplice ma sorprendente osservazione.
“Come ha fatto a capirlo?”, rispose Jeff, esterrefatto da tanta prontezza e semplicità.
“Osservando! Quando sono entrata nella sala, ho osservato rapidamente il viso di ciascuno dei clienti presenti in sala, compreso il suo. Alla fine, mi sono soffermata sul suo perché ho percepito - per la verità, in misura incerta e minima - che io e lei potevamo avere qualche problema in comune.

“Di che tipo?”, chiese Jeff, fortemente incuriosito.
“Beh, non pretenderà mica che io possa parlargliene restando in questa sala!”
“Certo. Ha ragione. Ma mi pare che nel Sapphyre sono disponibili degli spazi riservati, in cui poter tranquillamente conversare. Possiamo chiedere al personale del locale!”
“D’accordo”, replicò la seducente signora elegante.

Dopo cinque minuti, Jeff e la signora elegante stavano comodamente seduti su un ampio divano in una di quella serie di stanzette che affacciano su di un lungo corridoio immerso in una luce soffusa, con felpati tappeti.

La signora seducente ed elegante raccontò di essere entrata nello ufficio del marito senza essere annunciata dalla segretaria, che era in malattia, e di averlo sorpreso in intimità con una donna: un classico!
A sua volta, Jeff iniziò a descrivere il suo problema alla seducente signora elegante, ma dopo pochi istanti, estendendo la  descrizione a stati d’ animo e non a fatti,  cominciò ad annaspare tra frasi incerte ed imprecise. E fu così che, allo ennesimo tentativo, la seducente signora accostò un dito alle labbra di Jeff: un attimo dopo era su di lui a cavalcioni, fissandolo negli occhi. Seguì un rapporto sessuale intenso, che aveva radici in tensioni accumulate e non risolte.
Mentre si aggiustava per uscire ed andar via, Jeff le chiese se potevano rivedersi.
“No". Rispose decisamente, alzandosi dal divano. "Nascerebbero altri problemi!”
E poco dopo la signora scomparve alla sua vista.

Quando Jeff tornò a casa, andò dritto nella sua camera da letto: poco dopo sprofondava in un sonno profondo.

Al Battery Park.

Soprattutto il desiderio di trovare uno sbocco a quella situazione di stallo, cominciò a pesargli. Era in cerca di una soluzione, doveva fare qualcosa. Ma di preciso cosa poteva fare? 

“Anzitutto debbo interrompere questo flusso continuo ed incontrollato di pensieri, altrimenti esco pazzo!”, pensò Jeff.

Jeff passeggiava e ricordava. 
“Posso essere la sua consulente, se è d’ accordo. Guardi che io sono molto intelligente, e potrei farle fruttare il suo conto!”, aveva detto Margareth. 

Seguirono per Jeff mesi di grande euforia, durante i quali andava spesso a trovare Margareth parlando di titoli finanziari e di mercati, ma anche del più e del meno. Qualche volta erano anche scesi giù assieme per un caffè, o semplicemente per una pausa, e quei momenti di estrema leggerezza Jeff spesso li ricordava con nostalgia, … anche perché ultimamente non era più così!
E però un giorno, separato da Margareth e da una sua amica solo da una vetrata, non visto, aveva potuto sentire frammenti del loro dialogo:
“Jeff mi piace!”, diceva Margareth.
“Ma è vecchio … !”, rispose l’ amica.
“Si, ma mi piace lo stesso!”
E non altro, perché Jeff, per tema di essere scoperto, si allontanò repentinamente. Ma quel breve dialogo certo non lo dimenticò più. E proprio quel dialogo segnò l’inizio di una crisi latente, una sorta di piccola guerra sentimentale, tra lui che cercava di persuaderla a incontrarsi qualche volta da qualche parte, e lei che invariabilmente rispondeva che era impossibile.

Inoltre, Jeff cominciava ad essere nervoso quando Margareth era impegnata con clienti importanti, con i quali doveva discutere a lungo. Così pure, a malincuore, lasciava il suo studio quando lei lo pregava di lasciarla sola perché aveva da sbrigare pratiche urgenti ed importanti.

Epilogo.

Intanto, si era fatta l’ora del pranzo. Lentamente, si avviò verso il Battery Garden, con le sue ampie vetrate e l’ottima vista su tutta la baia. Trascorse lì alcune ore dopo il pranzo, leggendo alcuni giornali e riviste acquistate lì vicino.
Guardando verso il mare, scorse in lontananza Ellis Island. 

E allora Jeff pensò a quel fiume di gente che c’era passata e che aveva rappresentato, nel bene e nel male, una potente linfa vitale non solo per la Grande Mela ma per tutti gli Stati Uniti; persone che si erano dovute separare dai loro affetti più cari per cercare fortuna nel nuovo mondo; persone che, nella dura lotta quotidiana, anche nel nuovo ambiente, avevano dovuto annullare, o collocare per ultime, le eventuali occasioni ed esigenze affettive che si erano loro presentate.

A questo pensava Jeff, mentre il disco fiammante del sole cominciava a lambire le acque dell'Upper Bay; ma poi un pensiero folgorante, nuovo, attraversò la sua mente: quella lunga giornata, il passeggiare, il continuo bypassare della sua attenzione mentale dal problema Margareth a particolari del parco e da questi di nuovo a Margareth, avevano modificato qualcosa nel suo animo. Aveva ora piena coscienza dei suoi sentimenti senili. 

Oltretutto, Margareth era coniugata. E lui stesso era coniugato.

Dopo circa un mese, Jeff chiamò Margareth sul suo numero di telefono in banca.
"Pronto, Margareth."
"Pronto, Mr. Jeff".
Jeff, come al solto, prese nota di quel "Mr", ma stavolta con uno spirito diverso: con pacata accettazione!
"Margareth, ho un titolo che mi interessa. Prima di fare movimenti, vorrei però sentire il tuo parere in merito. Quando posso venire in banca?"
"Mr. Jeff, va bene lunedì ore 10:00 della prossima settimana?"
"Si, va bene ", rispose Jeff.
"Allora, confermato per lunedì  ore 10!", replicò Margareth. 
"Grazie", disse Jeff, " ... e buona giornata!"
"Buona giornata, Mr. Jeff !", rispose Margareth, e chiuse la comunicazione.

Zeferino Siani

I RACCONTI DI ZEFERINO:

Quel temporale estivo sulla spiaggia ...
Incontrarsi al Bryant Park
GIOSUE' e CARMINE.
Un Fiore di Montagna.
La Nuvoletta Solitaria

CONTES DE ZEFERINO:

Cette tempête d'été sur la plage...
Rendez-vous à Bryant Park
GIOSUE' et CARMINE
Une fleur de montagne
Le Nuage Solitaire

TALES OF ZEFERINO:

That summer storm on the beach ...
Meet at Bryant Park
GIOSUE' e CARMINE
A Mountain Flower
The Lonely Cloud

 

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Tags: Bryant Park, HSBC Tower, NewYork, Certificates, Margareth, Jeff, Sapphyre, Ellis Island

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